Come funzionano i punti nel tennis? Tutto quello che devi sapere
Il tennis è uno degli sport più seguiti al mondo, eppure il suo sistema di punteggio rimane uno dei più incomprensibili per chi si avvicina per la prima volta. Perché si conta 15, 30, 40 e non semplicemente 1, 2, 3? Cos’è il deuce? Come funziona il tie-break? E perché lo zero si chiama “love”?
Se hai mai guardato una partita cercando di seguire il tabellone senza riuscirci del tutto, sei in buona compagnia. Il punteggio nel tennis ha una logica precisa, ma richiede qualche spiegazione per diventare davvero leggibile. In questa guida lo analizziamo per intero: dai singoli punti fino alla struttura del match, passando per tutte le situazioni speciali che rendono questo sport così unico.
- 01. La struttura del punteggio nel tennis: tre livelli
- 02. I punti: 0, 15, 30, 40
- 03. Perché si conta 15, 30, 40 e non 1, 2, 3?
- 04. I game: vincere sei per conquistare un set
- 05. I set e la struttura del match
- 06. Il punteggio nel tennis e le scommesse sportive
- 07. Seguire il tennis è semplice se sai come farlo
La struttura del punteggio nel tennis: tre livelli
Per seguire i tornei ATP 2026, è ovviamente fondamentale capire come funziona una partita di tennis. Prima di entrare nel dettaglio, però, è utile capire che il punteggio nel tennis si articola su tre livelli distinti e gerarchici: i punti, i game e i set. Ogni livello si risolve per dare accesso a quello successivo, e il match si vince conquistando un certo numero di set. Comprendere questa struttura a tre livelli è il primo passo per non perdersi mentre si guarda una partita.
In estrema sintesi: si vincono punti per vincere un game, si vincono game per vincere un set, si vincono set per vincere il match. La complessità sta nelle regole specifiche di ciascun livello, che vediamo una per una.
I punti: 0, 15, 30, 40
Il livello base del punteggio è quello dei singoli punti, che nel tennis seguono una sequenza numerica insolita. Il primo punto vale 15, il secondo 30, il terzo 40, e il quarto punto chiude il game. Il punteggio di partenza, cioè zero punti, si chiama “love” in inglese, mentre in italiano si dice semplicemente zero o si usa il termine “zero” anche nelle telecronache internazionali.
La sequenza è quindi: love (0), 15, 30, 40, gioco.
Questo vuol dire che per vincere un game occorre conquistare almeno quattro punti, con un margine di almeno due punti sull’avversario. Questo secondo requisito entra in gioco quando entrambi i giocatori arrivano a 40, dando origine a una situazione speciale, conosciuta come “deuce” o pareggio in italiano.
Il deuce e i vantaggi
Quando entrambi i giocatori hanno vinto tre punti e si trovano sul 40 pari, si raggiunge il cosiddetto deuce, che in italiano viene chiamato parità. Da qui la logica cambia: non è sufficiente vincere il punto successivo per chiudere il game. Bisogna vincerne due di fila, guadagnando così un margine di due punti sull’avversario.
Il punto successivo al deuce assegna il vantaggio: “vantaggio interno” (Ad-In) se lo vince chi sta servendo, “vantaggio esterno” (Ad-Out) se lo vince chi risponde. Se il giocatore in vantaggio vince anche il punto successivo, chiude il game. Se invece lo perde, si torna al deuce, e la sequenza ricomincia. In teoria, un game potrebbe durare all’infinito: non è un caso che le partite con pareggi prolungati siano tra le più spettacolari del tennis, dato che solitamente hanno per protagonisti grandi campioni di pari livello.
Perché si conta 15, 30, 40 e non 1, 2, 3?
È forse la domanda più comune tra chi si avvicina al tennis per la prima volta, e la risposta è che non esiste una certezza storica definitiva. La teoria più diffusa riconduce il sistema ai quadranti degli orologi medievali: i punti sarebbero stati segnati sul quadrante di un orologio, avanzando di 15 in 15 minuti. La sequenza originale sarebbe stata 15, 30, 45, ma il 45 sarebbe stato abbreviato a 40 per comodità, soprattutto in previsione della regola del vantaggio, che richiedeva uno spazio ulteriore sul quadrante.
Un’altra teoria fa risalire il sistema al jeu de paume, un antico gioco francese considerato l’antenato del tennis moderno, in cui il campo era diviso in segmenti e i punti erano guadagnati avanzando fisicamente tra di essi. Qualunque sia l’origine esatta, il risultato è un sistema che ha quasi seicento anni di storia e che nessuno ha mai sentito il bisogno di cambiare.
Per quanto riguarda il termine “love” per indicare lo zero, la spiegazione più accreditata lo ricollega alla parola francese “l’oeuf”, che significa “l’uovo”: un riferimento alla forma rotonda dell’uovo, simbolo di un punteggio vuoto, poi trasformato foneticamente in “love” dall’uso anglosassone.
I game: vincere sei per conquistare un set
Una volta capita la logica dei punti, il livello dei game è relativamente semplice. Per vincere un set, un giocatore deve conquistare sei game, mantenendo sempre almeno due game di vantaggio sull’avversario. Questo significa che si può chiudere un set sul 6-0, sul 6-1, sul 6-2, sul 6-3 o sul 6-4, ma non sul 6-5: in quel caso si continua a giocare fino a che uno dei due non raggiunge il vantaggio di due game, eventualmente arrivando a 7-5.
Se entrambi i giocatori arrivano a sei game pari, si entra nel tie-break, un’espressione che sentirai molto spesso nei campionati principali di tennis.
Il tie-break
Il tie-break è forse una delle componenti meno conosciute da chi non segue il tennis abitualmente, e un po’ come per i ruoli del basket merita una spiegazione approfondita. In sostanza, il tie-break è una mini-partita a sé che si gioca quando il set è in parità sul 6-6, che spesso gode di mercati di scommessa esclusivi nelle scommesse live. A differenza dei game normali, i punti nel tie-break vengono conteggiati in modo tradizionale: 1, 2, 3, e così via. Vince il tie-break il primo giocatore che raggiunge sette punti con almeno due punti di vantaggio. Se si arriva sul 6-6 anche nel tie-break, si continua fino a che qualcuno non stacca l’avversario di due punti, senza limite massimo.
Il servizio nel tie-break segue una rotazione precisa: il primo punto lo serve chi era di turno a servire, poi il servizio passa all’avversario per due punti, e da lì si alterna ogni due punti. Ogni sei punti giocati i giocatori cambiano lato del campo, per garantire che nessuno dei due abbia un vantaggio ambientale prolungato.
A differenza delle altre regole, il tie-break ha un’origine relativamente recente; è stato infatti introdotto nel tennis professionistico a partire dagli anni Settanta proprio per evitare che i set potessero prolungarsi indefinitamente. Prima di allora, l’unico modo per chiudere un set era staccare l’avversario di due game, e questo aveva portato a incontri di durata ingestibile.
Il super tie-break nei Grand Slam
Dal 2022, i quattro tornei del Grande Slam hanno introdotto una variante del tie-break per l’ultimo set. Invece del normale tie-break a sette punti, nell’ultimo set (il terzo per le donne, il quinto per gli uomini) si gioca un super tie-break che si vince arrivando a dieci punti con due di vantaggio. Questa regola ha definitivamente messo fine alla possibilità di set finali potenzialmente infiniti, che avevano portato a partite storicamente estenuanti come quella tra Isner e Mahut a Wimbledon nel 2010, durata oltre undici ore complessive.
I set e la struttura del match
Un match di tennis si vince conquistando un certo numero di set, che varia in base al tipo di competizione. Il formato più comune è al meglio dei tre set, in cui vince il primo giocatore ad aggiudicarsene due. Nei tornei del Grande Slam nel singolare maschile, si gioca invece al meglio dei cinque set: vince chi ne conquista tre.
La differenza non è solo numerica, ma riguarda anche l’approccio al gioco. Un formato al meglio dei cinque set cambia profondamente la natura tattica dell’incontro, perché lascia maggiore spazio al recupero e rende più difficile per uno dei due giocatori capitalizzare su un momento favorevole e chiudere velocemente. È per questo che i match maschili dei Grand Slam sono considerati il banco di prova definitivo per la resistenza fisica e mentale dei tennisti.
| Formato | Set necessari per vincere | Utilizzato in |
|---|---|---|
| Al meglio di 3 set | 2 | Tornei WTA, ATP (eccetto finali), singolare femminile Grand Slam |
| Al meglio di 5 set | 3 | Singolare maschile Grand Slam, Coppa Davis |
Il punteggio nel tennis e le scommesse sportive
Capire il punteggio nel tennis non è utile solo per seguire meglio le partite in TV, ma è anche un requisito fondamentale per chi vuole avvicinarsi alle scommesse sportive sul tennis. La struttura a tre livelli del punteggio apre infatti a tipologie di scommessa molto più granulari rispetto a quanto avviene in altri sport.
Nel calcio scommetti essenzialmente su chi vince o su quanti gol vengono segnati. Nel tennis puoi scommettere sul vincitore del match, ma anche sul numero di set, sull’esito di un singolo set, sul fatto che si arrivi o meno al tie-break, sul numero di game totali nell’incontro, e molto altro. Ogni livello del punteggio diventa un mercato a sé, e sapere come funzionano le dinamiche di game, set e tie-break è la base per fare previsioni informate.
Seguire il tennis è semplice se sai come farlo
Il sistema di punteggio del tennis è più logico di quanto sembri a prima vista. Una volta interiorizzata la struttura a tre livelli, la sequenza 15-30-40, il meccanismo del deuce e il funzionamento del tie-break, guardare una partita diventa tutta un’altra cosa: inizi a leggere le dinamiche, a capire quando un momento è davvero decisivo e quando invece c’è ancora molto margine di manovra.
È questa complessità, in fondo, a rendere il tennis uno degli sport più affascinanti da seguire: ogni punto ha un peso diverso a seconda del contesto in cui viene giocato, e una rimonta da situazioni apparentemente impossibili è sempre una possibilità concreta, soprattutto quando sono coinvolti grandi campioni come il nostro Jannik Sinner.
Domande frequenti sul punteggio nel tennis
L’origine esatta non è certa, ma la teoria più accreditata fa risalire la sequenza ai quadranti degli orologi medievali, su cui i punti venivano segnati avanzando di 15 in 15 minuti. Il 45 originale sarebbe stato poi abbreviato a 40 per praticità, soprattutto in vista della regola del vantaggio.
Il deuce è la situazione di parità sul 40-40. Da quel momento, il giocatore deve vincere due punti consecutivi per aggiudicarsi il game: il primo punto dà il “vantaggio”, il secondo chiude il gioco. Se il giocatore in vantaggio perde il punto, si ritorna al deuce.
Il tie-break è una mini-partita a punti che si disputa quando un set arriva in parità sul 6-6. I punti si contano da 1 a 7 (e oltre, in caso di parità), e vince chi arriva a 7 con almeno 2 punti di vantaggio. Nei Grand Slam, nell’ultimo set si gioca invece un super tie-break fino a 10 punti.
Dipende dal formato. Nella maggior parte dei tornei si gioca al meglio dei tre set, quindi occorre vincerne due. Nei tornei del Grande Slam nel singolare maschile si gioca al meglio dei cinque set, quindi ne servono tre.
“Love” significa zero. La spiegazione più diffusa è che derivi dal francese “l’oeuf” (l’uovo), usato come metafora per un punteggio vuoto, poi anglicizzato nell’uso corrente.
Il tie-break normale si vince arrivando a 7 punti con 2 di vantaggio, e si gioca al 6-6 in qualsiasi set. Il super tie-break si vince arrivando a 10 punti con 2 di vantaggio, e si gioca solo nell’ultimo set dei tornei del Grande Slam.
In gran parte sì: la sequenza di punti, il meccanismo del deuce e la struttura dei set sono identici. La differenza principale riguarda l’ultimo set, in cui molti tornei di doppio utilizzano direttamente un super tie-break a 10 punti al posto di un set completo, per accorciare i tempi di gioco.