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Gioco pubblico in Italia, opposizioni contro il Governo Meloni alla Camera

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Il Governo Meloni sceglie di non intervenire subito nel confronto parlamentare sul futuro del gioco pubblico italiano. Al termine della discussione generale, del 3 giugno 2026 alla Camera dei Deputati, sulle mozioni dedicate alla regolamentazione del settore e al contrasto del disturbo da gioco d’azzardo, l’esecutivo non ha espresso una posizione in merito alle proposte presentate dai gruppi parlamentari di opposizione (PD e M5S), riservando la propria valutazione alle prossime fasi dell’esame.

La comunicazione è arrivata in Aula dal presidente di turno Giorgio Mulè, che ha annunciato il rinvio del seguito della discussione ad altra seduta. Una scelta che lascia aperto il dossier proprio mentre l’industria italiana del gaming si avvicina a uno degli appuntamenti regolatori più importanti degli ultimi anni.

Entro agosto 2026 il Governo sarà infatti chiamato a completare una nuova fase della riforma prevista dalla delega fiscale, attraverso il decreto legislativo dedicato al riordino della rete fisica del gioco pubblico. Un provvedimento atteso dall’intera filiera, chiamato ad affrontare alcuni dei nodi più complessi del settore: la distribuzione territoriale dei punti vendita, i rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali, la tutela dei consumatori, il contrasto al mercato illegale e la prevenzione del gioco patologico.

La discussione parlamentare arriva dopo settimane di crescente attenzione politica sul comparto digitale. Il tema del gioco online era già giunto al Senato attraverso un’interrogazione dei senatori del Partito Democratico al Ministero dell’Economia e delle Finanze sui controlli del settore, con particolare riferimento alla vigilanza sulle piattaforme, ai rischi di riciclaggio e alla trasparenza del mercato regolamentato.

Ora il confronto si sposta alla Camera, dove il dibattito assume una dimensione più ampia: quale equilibrio dovrà trovare l’Italia tra lo sviluppo del mercato regolamentato, la tutela dei giocatori e la responsabilità sociale.

Da una parte le opposizioni chiedono una revisione più incisiva dell’attuale modello, accusando il governo di Giorgia Meloni di privilegiare un approccio orientato alla gestione economica del settore rispetto alla prevenzione. Dall’altra parte, la maggioranza difende il percorso della riforma e la necessità di mantenere un sistema legale solido per contrastare l’offerta illegale.

Le opposizioni: “Non solo gettito, il gioco pubblico è una questione sociale”

Il confronto più acceso è scaturito dagli interventi delle opposizioni, che hanno concentrato l’attenzione sulla crescita del mercato del gioco e sulle conseguenze sociali ad esso collegate.

Per il Partito Democratico, rappresentato dagli interventi dei deputati Stefano Vaccari e Ilenia Malavasi, il riordino del gioco pubblico non può essere affrontato soltanto in una prospettiva economica o concessoria.

Vaccari ha sostenuto che il dibattito riguarda “la qualità della democrazia e il rapporto tra Stato e cittadini”, evidenziando il peso del settore.

“Quando in un Paese i suoi cittadini arrivano a giocare 165 miliardi di euro in un anno, pari al 7,3 per cento del PIL nazionale, non siamo più davanti a un fenomeno marginale o ricreativo, ma a una crisi sistemica”, ha dichiarato il deputato del PD. Secondo i dati richiamati in Aula, nel 2025 la raccolta complessiva del gioco in Italia ha raggiunto circa 165 miliardi di euro, mentre il canale online ha superato la soglia dei 100 miliardi.

Per Vaccari, il rischio è quello di un modello in cui il peso economico del comparto renda più difficile intervenire sull’offerta. “Uno Stato che fonda una parte crescente del proprio equilibrio fiscale sulla perdita economica dei cittadini è uno Stato che ha smesso di governare il fenomeno e ha iniziato a dipenderne”, ha aggiunto.

Il Partito Democratico chiede quindi una riforma orientata a una maggiore trasparenza dei dati, al rafforzamento dei controlli, alla tutela dei minori, alla prevenzione dei comportamenti problematici e alla riduzione progressiva dell’offerta.

Gioco patologico, il confronto tra salute pubblica e mercato regolamentato

Uno dei temi centrali della discussione parlamentare è stato il disturbo da gioco d’azzardo, riconosciuto tra i Livelli Essenziali di Assistenza del Servizio sanitario nazionale (LEA).

La deputata PD Ilenia Malavasi ha chiesto un cambio di prospettiva, sostenendo che il fenomeno debba essere trattato innanzitutto come una questione sanitaria. “Il disturbo da gioco d’azzardo è una patologia. Non è un vizio, non è una debolezza morale e non è un problema di carattere”, ha affermato Malavasi. Secondo la deputata, il futuro della regolamentazione non dovrebbe essere guidato esclusivamente da logiche economiche. “Non parliamo di fiscalità di settore né di equilibri concessori. Vogliamo parlare della salute delle persone e della loro dignità”, ha aggiunto.

Uno dei punti più contestati riguarda la riorganizzazione dell’Osservatorio per il contrasto del gioco d’azzardo patologico. Le opposizioni sostengono che il superamento dell’organismo specifico possa ridurre la capacità di monitorare un fenomeno sempre più complesso, soprattutto dopo la crescita del digitale.

La maggioranza, invece, sostiene che non si tratti di una cancellazione, bensì dell’inserimento delle competenze in un sistema più ampio dedicato alle diverse forme di dipendenza.

Movimento 5 Stelle: critiche sulla governance ADM e attenzione alle piattaforme online

Nel corso della discussione è intervenuta anche la deputata del Movimento 5 Stelle Gilda Sportiello, che ha incentrato il proprio intervento sul rapporto tra Stato, concessionari e crescita del mercato.

La parlamentare ha innanzitutto contestato l’uso del termine “gioco” per descrivere il settore. “Qui non parliamo di giochi: parliamo di scommesse, di azzardo. Il gioco ha a che fare con la costruzione di relazioni e di comunità”, ha dichiarato Sportiello.

Secondo il Movimento 5 Stelle, il modello concessorio italiano necessita di una revisione per evitare che l’espansione del mercato prevalga sulle politiche di tutela. Una delle critiche principali riguarda la governance dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’autorità che svolge un ruolo centrale nella regolamentazione del settore.

Secondo Sportiello, l’attuale organizzazione presenterebbe un potenziale conflitto tra le diverse funzioni attribuite all’Agenzia. “C’è un conflitto di interessi strutturale che andrebbe risolto, quello che riguarda l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, perché al suo interno si svolgono funzioni di regolazione, controllo, promozione e massimizzazione del gettito fiscale”, ha affermato la deputata del M5S.

Per il Movimento che ha fortemente voluto nel 2018 il Decreto Dignità, vietando di fatto ogni forma di pubblicità sul gioco responsabile, la concentrazione di questi ruoli solleva interrogativi sull’equilibrio tra gli obiettivi economici dello Stato e la tutela della salute pubblica.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al settore digitale. “Il fenomeno, sempre più diffuso e preoccupante, è quello del gioco online, che offre una maggiore accessibilità, soprattutto per i soggetti vulnerabili”, ha aggiunto Sportiello. La responsabilizzazione delle piattaforme e il rafforzamento degli strumenti di controllo sono quindi indicati dal M5S come elementi centrali della nuova fase regolatoria.

Fratelli d’Italia difende la riforma: “Serve equilibrio tra tutela e contrasto all’illegalità”

La posizione della maggioranza è stata rappresentata dall’intervento del deputato di Fratelli d’Italia (partito di Giorgia Meloni) Luciano Ciocchetti, che ha difeso il percorso avviato con la delega fiscale.

Secondo Ciocchetti, la regolamentazione del gioco pubblico deve essere analizzata anche alla luce del ruolo del sistema legale nel contrasto alla criminalità. “Bisogna ricordare il contrasto all’immensa diffusione del gioco illecito gestito dalle varie mafie nel nostro Paese”, ha dichiarato il deputato di FdI.

Per la maggioranza, il sistema concessorio rappresenta uno strumento attraverso cui mantenere il fenomeno all’interno di un quadro controllato dallo Stato. Ciocchetti ha respinto l’idea di un vuoto normativo, sostenendo che la riforma sia già in corso attraverso il percorso previsto dalla delega fiscale.

“Si intende mettere in relazione la tutela della salute e la prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo con la sicurezza pubblica, la lotta al gioco illegale e la tutela degli utenti”, ha spiegato. Il prossimo decreto sulla rete fisica dovrà inoltre affrontare il rapporto tra le regole nazionali, regionali e comunali, con l’obiettivo di una maggiore uniformità normativa.

Tecnologia e prevenzione nella nuova regolamentazione

Secondo la maggioranza, una parte centrale della futura regolamentazione consisterà nell’uso di nuovi strumenti tecnologici. Tra gli interventi indicati figurano il rafforzamento del registro unico di autoesclusione, i sistemi di automisurazione e di monitoraggio dei comportamenti di gioco.

L’obiettivo è individuare in anticipo eventuali situazioni problematiche senza indebolire il mercato regolamentato. Ciocchetti ha inoltre richiamato la necessità di coinvolgere i concessionari e le imprese del settore in una collaborazione più strutturata con le istituzioni e le autorità sanitarie.

Oltre lo scontro politico: il gioco pubblico tra mercato, Stato e responsabilità sociale

Al di là della contrapposizione parlamentare, il confronto alla Camera ha evidenziato che il tema del gioco pubblico in Italia supera ormai i tradizionali confini politici tra maggioranza e opposizione.

Il parlamentare di Fratelli d’Italia ha citato le cosiddette “lenzuolate Bersani” del 2006, il pacchetto di liberalizzazioni promosso dall’allora ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, durante il secondo Governo Prodi (quindi centrosinistra), in carica tra il 2006 e il 2008.

Quel periodo rappresentò una delle tappe del percorso di ampliamento e di regolamentazione del gioco pubblico. Con il decreto-legge 223 del 2006, poi convertito nella legge 248 del 2006 Art.38, l’Italia intervenne anche sul comparto dei giochi e delle scommesse introducendo misure volte al contrasto del gioco irregolare, dell’evasione e dell’elusione fiscale, nonché alla riorganizzazione dell’offerta legale.

Secondo la lettura di Ciocchetti, il dibattito attuale non può ignorare il percorso storico che ha portato alla nascita dell’attuale modello regolamentato: una parte significativa dell’apertura del mercato del gioco legale è stata infatti sviluppata anche durante esperienze di governo del centrosinistra, oggi tra le forze più critiche verso l’espansione del settore.

La posizione della maggioranza evidenzia quindi ciò che essa stessa considera una contraddizione politica.

Tuttavia, il confronto mostra anche quanto il settore sia profondamente cambiato rispetto al 2006. L’esplosione del gioco online, la diffusione degli smartphone e la trasformazione digitale hanno creato dinamiche del tutto nuove.

Durante la discussione parlamentare sono stati richiamati anche gli interventi della Chiesa sul tema delle dipendenze. Vaccari ha citato Papa Francesco e Papa Leone XIV sulla responsabilità delle istituzioni di fronte alle fragilità sociali. Il gioco pubblico è ormai un tema trasversale: non soltanto concessioni, tassazione e mercato, ma anche salute pubblica, tecnologia, responsabilità sociale, legalità e ruolo dello Stato.

Il mercato italiano verso una fase decisiva

L’Italia rimane uno dei principali mercati regolamentati europei e le decisioni dei prossimi mesi saranno osservate con attenzione dall’intera industria internazionale dell’iGaming. Il riordino della rete fisica rappresenterà il passaggio più importante per definire il futuro equilibrio tra la tutela dei consumatori, la sostenibilità del mercato legale e il contrasto agli operatori non autorizzati.

La vera sfida italiana sarà trovare un punto di equilibrio tra due esigenze che attraversano l’intero mercato europeo del gaming: mantenere un’offerta legale competitiva, capace di contrastare il mercato illecito, e, al contempo, rafforzare gli strumenti di protezione per i consumatori più vulnerabili.

La posizione ufficiale del Governo Meloni arriverà nelle prossime fasi dell’esame parlamentare, quando sarà più chiara la direzione della nuova stagione regolatoria del gioco pubblico italiano.

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