La questione delle concessioni per il gioco del Bingo in Italia si trascina da anni tra proroghe tecniche, aumenti dei canoni e un’incertezza normativa che ha congelato il settore e acceso il dibattito giuridico e politico. Una vicenda che oggi si avvicina a un passaggio decisivo dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e l’imminente verdetto del Consiglio di Stato italiano.
Il comparto si trova davanti a un bivio. Continuare sulla strada delle proroghe a oltranza o aprire finalmente una stagione di trasparenza e concorrenza, così come richiesto a gran voce dagli operatori e, ora, imposto anche dalle istituzioni europee.
Le proroghe Bingo sotto la lente della Corte di Giustizia UE
Per comprendere a fondo la situazione, è necessario partire dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, pronunciata il 20 marzo 2025 nelle cause riunite C-728/22, C-729/22 e C-730/22. Il verdetto è stato chiaro: il regime italiano delle proroghe delle concessioni per il Bingo è contrario al diritto dell’Unione Europea.
Secondo quanto stabilito dalla Corte, le proroghe legislative delle concessioni, accompagnate da aumenti progressivi dei canoni e da restrizioni come il divieto di trasferimento delle sale, costituiscono modifiche sostanziali ai contratti originari. Modifiche che, introdotte senza il ricorso a una nuova procedura di gara pubblica, violano i principi comunitari di trasparenza, concorrenza e parità di trattamento.
Non solo. La Corte ha evidenziato che l’obbligo imposto agli operatori di accettare le proroghe onerose come condizione per partecipare a eventuali future gare rappresenta una distorsione inaccettabile delle regole del mercato. Il sistema, così come concepito, ostacola la libera concorrenza e compromette l’equilibrio tra interessi pubblici e imprenditoriali.
Il Consiglio di Stato chiamato a decidere sul futuro delle concessioni Bingo
La parola è ora passata al Consiglio di Stato italiano, che nel corso dell’udienza odierna ha ascoltato le posizioni di operatori e legali. Al centro del confronto, le possibili soluzioni per sanare un quadro giuridico che si è dimostrato fragile e, come confermato dalla corte europea, incompatibile con il diritto comunitario.
L’Avvocato Matilde Tariciotti ha proposto un ritorno al canone originario previsto dalla gara del 2014, pari a 2.800 euro mensili, come misura transitoria che possa garantire un minimo di sostenibilità economica alle sale, in attesa di un nuovo bando pubblico.
L’Avvocato Alessandro Dagnino ha invece suggerito un approccio flessibile, che tenga conto dei ricavi effettivi delle singole sale Bingo. Secondo il legale, un canone uniforme penalizza chi opera in contesti territoriali difficili o con fatturati più bassi, creando disparità tra gli operatori.
Più radicale la posizione dell’Avvocato Luca Giacobbe, che ha ribadito la necessità di ancorare il canone ai ricavi reali generati esclusivamente dal gioco del Bingo, escludendo dal calcolo altre voci come gli apparecchi da intrattenimento. Una linea interpretativa che si rifà direttamente alla sentenza della Corte di Giustizia UE.
Ancora più drastico è stato l’intervento dell’Avvocato Pietro Vergerio, che ha invocato l’azzeramento totale del regime di proroga e l’indizione immediata di una gara pubblica. Per Vergerio, l’attuale normativa è illegittima e si sarebbe dovuta affrontare la questione con maggiore serietà già da tempo. “È come scontrarsi con un muro di gomma – ha dichiarato – si prosegue con proroghe che hanno raggiunto ormai i 9mila euro mensili e che perpetuano condizioni capestro come il divieto di trasferirsi. Serve ripartire da zero e garantire legalità e trasparenza”.
Una pratica italiana che va oltre il Bingo
Il caso delle proroghe Bingo non è isolato. Da anni in Italia si assiste al ricorso sistematico a proroghe legislative e rinvii che interessano anche altri segmenti del gioco pubblico, dagli apparecchi da intrattenimento alle scommesse.
Un approccio che garantisce continuità agli operatori ma che alimenta incertezza, frena gli investimenti e mina la concorrenza. Senza un quadro normativo chiaro e stabile, il rischio è quello di lasciare il settore in balia di contenziosi infiniti e di bloccare sul nascere ogni tentativo di riforma strutturale.
La sentenza che può cambiare le regole del gioco
La sentenza della Corte di Giustizia UE ha rappresentato un chiaro spartiacque e ha reso improrogabile una scelta da parte delle istituzioni italiane. O si continua con il vecchio schema delle proroghe, esponendo il sistema a sanzioni e nuovi contenziosi, oppure si apre finalmente una fase nuova, fondata su gare trasparenti e rispetto delle regole comunitarie.
Il Consiglio di Stato è atteso ora a una decisione che, entro la fine dell’estate, potrebbe ridisegnare l’intero assetto delle concessioni Bingo in Italia. Un passaggio che, al di là degli aspetti economici, assume un valore simbolico e giuridico fondamentale per tutto il comparto del gioco pubblico.
Un’occasione da non sprecare
La partita delle proroghe Bingo è arrivata a un punto di svolta. Dopo anni di proroghe, incertezze e contenziosi, le istituzioni italiane non possono più eludere il tema di una riforma organica del settore.
L’Europa ha indicato chiaramente la strada. Ora tocca al legislatore e alla giustizia amministrativa italiana dimostrare la volontà di garantire trasparenza, legalità e concorrenza reale. Il comparto Bingo, da tempo in attesa di regole certe, osserva con attenzione e spera che questa volta la politica non si limiti all’ennesima proroga.
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