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Riforma del bingo in Italia, il settore guarda alla nuova gara tra innovazione e sostenibilità

Tony Colapinto
Scritto da Tony Colapinto

Il settore del bingo in Italia si prepara a una trasformazione che potrebbe cambiare profondamente il volto del comparto nei prossimi anni. Dopo una lunga stagione caratterizzata da proroghe tecniche, contenziosi amministrativi e continui interventi normativi, il tema della futura gara per le concessioni torna al centro del dibattito tra istituzioni, operatori e analisti del gaming.

Non si tratta più soltanto di rinnovare le licenze in scadenza. La vera sfida riguarda la costruzione di un nuovo modello industriale per un settore che oggi appare ancora legato a una struttura normativa nata oltre vent’anni fa e che fatica a tenere il passo con l’evoluzione internazionale del mercato del gioco pubblico.

Un comparto ancora ancorato al modello del 2000

L’attuale sistema regolatorio del bingo italiano continua, infatti, a basarsi sul D.M. n. 29 del 2000, un impianto concepito per sale fisiche tradizionali e per una gestione sostanzialmente analogica del prodotto. Nel corso degli anni il quadro normativo è stato modificato più volte, ma quasi sempre attraverso proroghe legislative o interventi emergenziali, senza una vera revisione organica del settore.

Dal 2013 il legislatore ha progressivamente aumentato il peso economico sui concessionari. Le varie leggi finanziarie hanno introdotto canoni sempre più elevati, nuove garanzie economiche e ulteriori vincoli operativi per le sale bingo. Un percorso che, secondo molti operatori, ha finito per comprimere i margini del comparto e rallentare gli investimenti.

La situazione si è ulteriormente complicata durante la pandemia. Nel 2020 il Governo dispose la chiusura delle sale bingo insieme a sale giochi, casinò e agenzie di scommesse, prevedendo temporaneamente l’esenzione dal pagamento dei canoni durante i periodi di inattività. Nel 2021 venne poi introdotta una riduzione del canone mensile per sostenere economicamente il settore.

Il nodo giuridico delle concessioni

Negli ultimi anni il bingo italiano è entrato anche in una complessa fase giudiziaria che ha coinvolto sia i tribunali amministrativi italiani sia la Corte di giustizia dell’Unione europea.

La Corte UE, nelle cause riunite C-728/22, C-729/22 e C-730/22, si è pronunciata nel marzo 2025 sulla questione delle proroghe delle concessioni di bingo italiane. La sentenza ha chiarito che eventuali modifiche sostanziali delle concessioni devono essere valutate alla luce della Direttiva europea 2014/23/UE sulle concessioni pubbliche.

Successivamente, anche il Tar Lazio è intervenuto sul tema economico delle concessioni, chiedendo all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di ridefinire il canone per il biennio 2025-2026, evitando criteri esclusivamente forfettari.

In attesa della definizione del nuovo equilibrio concessorio, ADM ha fissato temporaneamente un canone uniforme di 2.800 euro mensili per le sale bingo.

Il vero tema è il futuro industriale del bingo

Al di là dell’aspetto giuridico, il settore si interroga soprattutto sulla sostenibilità futura del modello del bingo in Italia. Le principali analisi di mercato evidenziano infatti che il rilancio non passa necessariamente dall’aumento del numero di sale, bensì da una trasformazione dell’esperienza di gioco.

Il confronto con i mercati internazionali è inevitabile. Nel Regno Unito, operatori come Buzz Bingo e Mecca Bingo hanno investito negli ultimi anni nell’integrazione tra sale fisiche e digitale, puntando su strategie omnichannel, eventi live e sistemi avanzati di customer engagement.

Buzz Bingo, secondo i dati societari più recenti, ha registrato ricavi superiori ai 200 milioni di sterline negli ultimi esercizi, sostenuti anche dall’integrazione tra retail e online.

Anche il modello spagnolo è spesso indicato dagli operatori come una possibile fonte d’ispirazione. In Spagna il bingo elettronico interconnesso consente infatti di collegare diverse sale autorizzate attraverso jackpot condivisi, aumentando la competitività del prodotto senza eliminarne la componente sociale.

Negli Stati Uniti, invece, l’attenzione regolatoria si concentra soprattutto sulla certificazione tecnica dei dispositivi elettronici e sui sistemi di player tracking finalizzati alla compliance e alla tutela del giocatore.

Le ipotesi di riforma allo studio

Le ipotesi che circolano nel settore parlano di una possibile evoluzione verso sale più flessibili e maggiormente integrate con il digitale. Tra le soluzioni considerate ci sarebbero strumenti elettronici certificati per la gestione delle cartelle, sistemi di check-in digitale, jackpot condivisi tra più sale autorizzate e una maggiore integrazione con il bingo online già regolamentato in Italia.

Parallelamente, la futura riforma potrebbe introdurre strumenti più avanzati per il gioco responsabile. Tra le proposte discusse figurano sistemi di autoesclusione condivisi tra i canali retail e online, limiti di spesa personalizzabili, alert comportamentali e timer di sessione.

Il tema della sostenibilità sociale resta infatti centrale. Molti operatori sottolineano la necessità di evitare che il bingo venga assimilato alle slot machine. L’obiettivo sarebbe preservare la dimensione sociale e aggregativa che storicamente caratterizza il bingo tradizionale, mantenendo limiti strutturali alla velocità delle sessioni e all’intensità del gioco.

Verso un nuovo modello concessorio

Uno dei punti chiave della futura riforma riguarda anche il sistema delle concessioni. L’orientamento prevalente sembra essere quello di superare definitivamente il modello delle proroghe tecniche onerose, introducendo formule economiche più flessibili e legate ai ricavi effettivi delle sale.

Tra gli scenari ipotizzati dagli operatori si parla di una possibile revisione normativa entro il 2026, seguita da fasi sperimentali dedicate alle nuove tecnologie e alla futura rete concessoria.

Secondo alcune valutazioni circolate nel comparto, una modernizzazione controllata del settore potrebbe favorire una ripresa della partecipazione e del fatturato nei prossimi anni, soprattutto se accompagnata da una maggiore integrazione digitale e da un’offerta più orientata all’intrattenimento sociale.

Una sfida decisiva per il mercato italiano

La prossima gara per le concessioni bingo potrebbe dunque rappresentare molto più di un semplice rinnovo amministrativo. Per il settore si tratta di un passaggio strategico destinato a definire il futuro stesso del prodotto in Italia.

Dopo anni di interventi temporanei e soluzioni emergenziali, il comparto chiede oggi regole stabili, sostenibilità economica e una modernizzazione in grado di preservare l’identità storica del bingo.

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