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Roma, un palcoscenico in ascesa

Matthew Busuttil
Scritto da Matthew Busuttil
Tradotto da Mara Armenante

Quirino Mancini di WH Partners si confronta con Matthew Busuttil e spiega perché l’Italia rimane uno dei principali mercati europei del gioco, come la regolamentazione stia plasmando le dinamiche del settore e cosa significhi l’emergere di Roma come hub per gli operatori e gli eventi internazionali.

Il panorama del gioco in Italia

L’Italia si presenta con orgoglio come uno dei mercati del gioco più regolamentati, sviluppati ed esclusivi d’Europa. Questa esclusività, modellata da quasi due decenni di quadro normativo nazionale, ha creato un ambiente altamente competitivo e un magnete per gli operatori internazionali in cerca di credibilità in una giurisdizione di prima fascia. In quanto professionisti del settore, investitori, esperti di regolamentazione e stakeholder, fate parte di questo gruppo d’élite.

«L’Italia è uno dei mercati del gioco più sviluppati, regolamentati e affollati d’Europa», spiega Mancini. «Tutti i grandi operatori hanno una licenza in Italia e, nonostante condizioni impegnative, l’interesse per ottenere una licenza resta significativo».

Un mercato pensato per i grandi operatori

Il recente bando per le licenze ha messo in evidenza le elevate barriere d’ingresso del mercato italiano, che hanno influenzato in modo significativo le sue dinamiche. Con una tassa di concessione di 7 milioni di euro e obblighi di conformità sempre più stringenti, il sistema ha volutamente filtrato il mercato verso operatori più solidi e ben capitalizzati. Ne è derivato un contesto in cui solo i grandi player possono continuare o avviare attività, come dimostrano le 46 licenze assegnate dall’autorità regolatoria italiana del gioco, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – AdM, il 17 settembre 2025, con i principali gruppi che hanno richiesto più licenze legate a diversi marchi.

«L’obiettivo era raccogliere risorse per le casse dello Stato, creando al contempo un ambiente più selettivo e rigidamente regolamentato che facilitasse il lavoro di monitoraggio e supervisione dell’AdM».

I piccoli operatori, che in precedenza avevano ottenuto licenze nel 2018, sono usciti dal mercato o sono stati assorbiti da concorrenti più grandi.

Per i giganti del settore, tuttavia, il prezzo d’ingresso non è proibitivo. «Non puoi permetterti di non essere in Italia», sottolinea Mancini. «Sebbene sia un mercato affollato e con un forte carico di conformità, quello italiano è imprescindibile per qualsiasi operatore globale con ambizioni di IPO o focalizzato sui mercati regolamentati».

La conformità come banco di prova competitivo

Il rigoroso quadro normativo italiano va oltre l’investimento finanziario. Mantenere una licenza richiede team dedicati esclusivamente alla conformità tecnica, al gioco responsabile, all’antiriciclaggio, al GDPR e persino al nuovo Accessibility Act.

«Gestire una licenza in Italia richiede un’operazione e un team completamente dedicati. La conformità è una sfida continua, ma è ciò che mantiene il mercato professionale e trasparente», afferma Mancini. Questo impegno verso professionalità e trasparenza dovrebbe infondere fiducia nell’integrità del mercato e rassicurare gli stakeholder sulla sua solidità.

Nessuna armonizzazione all’orizzonte

Mentre l’Italia continua a rafforzare il proprio quadro normativo, molti si chiedono se l’Unione Europea possa un giorno armonizzare le leggi sul gioco tra gli Stati membri. Mancini è scettico.

«L’armonizzazione è irrealistica. Ogni Paese è molto protettivo delle proprie prerogative fiscali e regolatorie», sostiene. «L’unico allineamento che potremmo vedere riguarda ambiti come l’antiriciclaggio (AML) e la protezione dei consumatori, con particolare attenzione al gioco responsabile, dove direttive europee più ampie già si applicano a diversi settori».

I modelli e le aliquote fiscali, tuttavia, resteranno saldamente nelle mani nazionali, perpetuando un panorama regolatorio frammentato in tutta Europa.

La lotteria resta intoccabile

Un settore che rimane distinto è quello della lotteria. In Italia, la licenza è detenuta in esclusiva da IGT, senza alcuna indicazione che la regola dell’esclusiva possa essere allentata o rivista nel prossimo futuro. A differenza di altre forme di gioco, le lotterie sono esentate dal severo divieto pubblicitario italiano.

«Le lotterie sono un mondo a parte, una mucca d’oro per le casse dello Stato, che genera miliardi di entrate fiscali», sottolinea Mancini. «In Italia, come altrove in Europa, le lotterie operano in una propria sfera e raramente si mescolano con il resto dell’industria del gioco».

Roma come nuovo hub per SiGMA

Con SiGMA che porta il suo evento di punta a Roma, Mancini si mostra entusiasta per il tempismo e il potenziale impatto. Da romano, lo considera un momento storico per il settore del gioco in Italia.

«Il trasferimento di SiGMA a Roma è una mossa molto intelligente al momento giusto», afferma.

L’Italia ha un enorme potenziale, ma è sempre mancata di grandi eventi internazionali dedicati al gioco. Roma, nonostante le sfide logistiche, è una città splendida e attirerà un pubblico vasto. Questo evento potrebbe aumentare la visibilità e l’attrattiva del settore del gioco italiano, aprendo la strada a futuri eventi internazionali nel Paese.

Mancini conferma che avrà un ruolo attivo nell’agenda. «Come potrei non essere coinvolto?» aggiunge con un sorriso.

Il settore del gioco in Italia sta vivendo una trasformazione significativa, con una regolamentazione volta a garantire sostenibilità e professionalità, forse a scapito dei piccoli operatori. Con l’industria che si riunisce a Roma per SiGMA Central Europe, i riflettori non illumineranno soltanto le dinamiche uniche del mercato italiano, ma anche la sua posizione come pilastro cruciale nel panorama europeo del gioco.

Per ulteriori approfondimenti completi dalla SiGMA Magazine, visitate il nostro sito web.

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