La Commissione europea guarda ai settori digitali in forte crescita per individuare nuove fonti di finanziamento per il bilancio comunitario. Tra le ipotesi attualmente allo studio a Bruxelles figurano nuove forme di tassazione destinate a coinvolgere il gioco online, le grandi piattaforme tecnologiche e il mercato delle criptovalute.
La discussione si inserisce nel complesso negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, il bilancio settennale che coprirà il periodo 2028-2034. L’obiettivo delle istituzioni europee è individuare nuove “risorse proprie”, ovvero entrate dirette in grado di ridurre la pressione sui contributi nazionali degli Stati membri e di contribuire al rimborso del debito contratto per finanziare il programma di ripresa post-pandemica Next Generation EU.
Secondo le stime preliminari circolate tra gli Stati membri e riportate da diverse fonti europee, il pacchetto di nuove misure fiscali potrebbe generare fino a quasi 11 miliardi di euro di entrate aggiuntive ogni anno. Il confronto politico è però ancora aperto e qualsiasi decisione definitiva richiederà un delicato equilibrio tra esigenze di bilancio, competitività dei mercati e autonomia fiscale dei singoli Paesi.
Tassa sul gioco online: l’ipotesi di un prelievo europeo del 3%
Uno dei temi più dibattuti nell’industria dell’iGaming riguarda la possibile introduzione di una tassa europea sul gioco online. La Commissione starebbe analizzando un modello basato su un prelievo pari al 3% del fatturato netto del settore, una misura che, secondo le simulazioni, potrebbe garantire circa 1,9 miliardi di euro all’anno nel periodo 2028-2034.
Il tema è particolarmente sensibile, poiché il mercato europeo del gambling digitale continua a essere caratterizzato da una forte frammentazione normativa. Attualmente non esiste una disciplina fiscale armonizzata a livello Ue: ogni Stato membro mantiene competenze proprie nella regolamentazione del gioco d’azzardo, nella concessione delle licenze e nella definizione delle aliquote applicate agli operatori.
Proprio questa mancanza di uniformità rappresenta una delle principali difficoltà tecniche evidenziate nel dibattito europeo. L’assenza di una definizione condivisa di gioco d’azzardo online e la presenza di modelli fiscali molto diversi tra loro rendono complessa la creazione di un sistema unico applicabile all’intero mercato comunitario.
Tra le opzioni valutate figurerebbero diversi criteri di applicazione: un contributo calcolato sui margini degli operatori, un’imposta sui ricavi generati dalle attività di gioco oppure meccanismi indiretti collegati alla partecipazione degli utenti.
Il tema non riguarda soltanto il gettito economico. Per Bruxelles, il settore del gioco online rappresenta un comparto sempre più transfrontaliero, cresciuto grazie alla digitalizzazione e all’integrazione del mercato unico europeo. Proprio per questo motivo alcune istituzioni europee sostengono la necessità di una maggiore contribuzione da parte degli operatori che beneficiano dell’infrastruttura digitale comunitaria.
Digital tax europea: nel mirino pubblicità, dati e servizi online
Accanto all’iGaming, un’altra area centrale del piano riguarda le grandi piattaforme digitali. La Commissione europea sta valutando una possibile digital tax comunitaria ispirata ai modelli già adottati da alcuni Stati membri, tra cui Italia, Francia e Spagna.
L’ipotesi prevede un’imposta del 3% sui ricavi derivanti da specifiche attività digitali, quali la pubblicità online, i servizi di intermediazione digitale e l’utilizzo commerciale dei dati generati dagli utenti.
Secondo le valutazioni preliminari, una misura di questo tipo potrebbe generare circa 5 miliardi di euro all’anno per il bilancio europeo.
Il dibattito sulla tassazione dei grandi gruppi tecnologici è aperto da anni e riguarda soprattutto il rapporto tra il valore economico generato dalle piattaforme globali e la loro effettiva contribuzione fiscale nei mercati in cui operano. Tuttavia, una tassa europea sulle attività digitali potrebbe incontrare resistenze politiche e diplomatiche, soprattutto alla luce della predominanza delle grandi società tecnologiche internazionali.
Criptovalute: allo studio tasse sulle transazioni e sulle plusvalenze
Il terzo pilastro delle nuove risorse analizzate da Bruxelles riguarderebbero il settore delle criptovalute e degli asset digitali. La crescita del mercato crypto e la progressiva regolamentazione europea del comparto hanno aperto il dibattito sulla possibilità di introdurre nuovi strumenti fiscali.
Le ipotesi principali sarebbero due: una tassa sulle transazioni in criptovalute oppure un’imposta sulle plusvalenze generate dagli investimenti in cripto-attività.
Nel primo scenario, un prelievo dello 0,1% sul valore delle transazioni potrebbe generare, secondo le stime considerate, tra 3 e 4 miliardi di euro all’anno. La seconda opzione, basata invece sulla tassazione dei guadagni degli investitori, avrebbe un potenziale più contenuto, con entrate previste tra 1 e 2,4 miliardi di euro annui.
L’eventuale introduzione di una tassa europea sulle criptovalute arriverebbe in un momento in cui l’Unione europea sta cercando di costruire un quadro regolatorio più strutturato per gli asset digitali, bilanciando innovazione tecnologica, tutela degli investitori e controllo dei rischi finanziari.
Una partita politica ancora aperta tra Bruxelles e Stati membri
Le nuove tasse europee sul gioco online, sulle piattaforme digitali e sulle criptovalute rappresentano, per ora, soltanto proposte in fase di valutazione. L’approvazione delle nuove risorse proprie dell’Unione europea richiede infatti un complesso percorso istituzionale e il consenso di tutti gli Stati membri.
Il Parlamento europeo ha già sostenuto la necessità di individuare nuove fonti di entrata per il prossimo bilancio 2028-2034, evidenziando come settori digitalizzati e in forte espansione possano contribuire maggiormente al finanziamento delle priorità comuni dell’Ue.
La Commissione europea, dal canto suo, considera le nuove risorse uno strumento fondamentale per sostenere il futuro bilancio comunitario senza aumentare eccessivamente il peso sui governi nazionali. Il prossimo quadro finanziario dovrà infatti affrontare diverse sfide, dal rimborso del debito legato a Next Generation EU agli investimenti strategici nei prossimi anni.
Per il settore dell’iGaming, così come per il fintech e l’industria crypto, il confronto sarà determinante. Una nuova fiscalità europea potrebbe modificare gli equilibri del mercato, introducendo un maggiore coordinamento tra i Paesi membri, ma anche nuovi costi per gli operatori e gli investitori.
La direzione definitiva sarà definita nei prossimi negoziati, con l’obiettivo politico di raggiungere un accordo sul futuro bilancio europeo entro la fine del 2026. Fino ad allora, gioco online, piattaforme digitali e criptovalute resteranno al centro di una delle discussioni fiscali più rilevanti per l’economia digitale europea dei prossimi anni.
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