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Alex Riddick sull’evoluzione delle reti di affiliazione

Anna Sarmina
Scritto da Anna Sarmina
Tradotto da Mara Armenante

Alex Riddick, fondatore e amministratore delegato di Riddick’s Partners, è intervenuto questa settimana ad AIBC Eurasia 2026 parlando dell’evoluzione delle reti di affiliazione nel 2026. Il suo intervento si è concentrato sulla logica pratica del mercato: perché il modello classico delle reti di affiliazione ha smesso di essere sostenibile, dove oggi si crea valore e quali requisiti infrastrutturali sono diventati lo standard di base.

AIBC Eurasia 2026 è organizzato da SoftConstruct AI e si svolge alla Festival Arena di Dubai.

Chi è Alex Riddick?

Alex Riddick è un imprenditore originario di Omsk che, a 21 anni, lanciò un servizio taxi innovativo in cui i conducenti potevano utilizzare app mobili, molto prima dell’arrivo di Uber. Nel 2024 ha fondato la rete di affiliazione Riddick’s Partners. L’azienda si presenta come un team con competenze nel marketing di affiliazione e un approccio orientato alle performance. Il 9 febbraio, nell’ambito degli Eurasia Awards di quest’anno, Riddick’s Partners ha ricevuto il premio come “Miglior Rete di Affiliazione Multi-Verticale”.

Quando il mercato si è allontanato dalle reti di affiliazione

All’inizio del suo intervento, Riddick ha invitato a osservare il mercato come se fosse la storia di un genere: i modelli di affiliazione esistevano molto prima dell’attuale ciclo, ma ha definito l’era delle “reti di traffico” come compresa tra il 2014 e il 2026. Tra le prime tappe, ha citato Prodigy (1989) e CJ (fine anni ’90), spiegando poi come il modello dell’intermediario si basasse su margini elevati. La rete metteva in contatto il brand e l’affiliato, gestiva comunicazioni e pagamenti e tratteneva una quota significativa.

Il punto di svolta è arrivato quando gli inserzionisti diretti hanno iniziato a costruire relazioni senza intermediari. Conferenze e incontri regolari hanno reso più semplice stabilire contatti, e gli accordi diretti sono diventati la norma. Da quel momento, una rete ha smesso di essere un anello indispensabile della catena, a meno che non offrisse un miglioramento evidente in termini di qualità e rapidità.

“Perché lavorare tramite una rete guadagnando meno, se puoi lavorare direttamente e guadagnare di più?” è il modo in cui Alex ha riassunto la motivazione degli operatori che scelgono il mercato diretto.

Алекс Риддик, спикер

Perché le reti di affiliazione hanno smesso di valere la pena

Il criterio fondamentale è il valore aggiunto, che deve essere misurabile in termini economici e di crescita. Se una rete non porta nuovi pubblici di qualità, non offre supporto tecnologico e operativo, non accelera la scalabilità e non riduce il rischio, allora la sua commissione diventa una sorta di “tassa per abitudine”, cioè un costo che si paga solo perché si è sempre fatto così, senza un reale beneficio.

Riddick ha portato come argomento la propria esperienza professionale: a un certo punto, dal lato del prodotto, ha tagliato le commissioni delle reti perché non vedeva un valore paragonabile a quello degli accordi diretti. È per questo che il mercato si è diviso: alcuni team hanno potenziato le proprie capacità avvicinandosi a un modello di servizio orientato alle performance, mentre altri hanno perso sostenibilità economica continuando a vendere un ruolo da semplici intermediari (in russo posrednik, cioè “chi sta in mezzo”).

Nel 2026, ha sostenuto Alex, le reti che sopravvivono sono quelle in grado di dimostrare di ottenere risultati migliori rispetto a un contratto diretto: accelerano i lanci, proteggono i dati, migliorano la qualità del funnel e gestiscono il rischio.

Infrastruttura, supporto e fiducia

La parte più pratica dell’intervento si è concentrata sulle basi tecnologiche. Utilizzando il proprio caso come esempio, Alex ha spiegato come costruire un’infrastruttura capace di reggere la scalabilità e soddisfare le aspettative di affiliati e brand. Riddick ha descritto un percorso che va dal tentativo di creare una soluzione interna (con un forte focus sulle integrazioni e sui volumi di dati) alla scelta di passare a una piattaforma SaaS.

Ha collegato i criteri di selezione agli elementi che incidono direttamente su finanze e reputazione:

  • rapidità di lancio
  • sicurezza
  • scalabilità, sia per il team sia per il numero di affiliati attivi
  • modelli di commissione flessibili
  • analisi dettagliate
  • e il tipo di supporto offerto (SLA)

“Quando lavori in esclusiva, il tuo affiliato deve essere certo che i suoi dati non verranno compromessi. Questa è reputazione”

In questa logica, la fiducia diventa parte integrante del prodotto: gli affiliati devono avere la certezza che l’infrastruttura non crollerà nei momenti critici e che le loro metriche interne siano protette. Questo, ha spiegato Riddick, è il nuovo standard di base per il 2026: risposta rapida e sicurezza dei dati come requisiti fondamentali.

Il formato rete di affiliazione nel 2026

Nella parte finale, Riddick ha descritto il passaggio da un ruolo di semplice intermediario a un modello di fornitore B2B, in cui la rete diventa uno strato denso all’interno di un sistema di soluzioni più ampio. Ha paragonato il processo alla costruzione di un prodotto: l’idea deve essere scomposta in componenti, i processi ricostruiti e va creato un assetto unico, invece di copiare i concorrenti.

In questo quadro, il valore si sposta verso competenze, processi e fiducia: la capacità di lavorare con fonti diverse, comprendere l’economia unitaria, formulare raccomandazioni di prodotto e proteggere la reputazione in cicli brevi.

Il relatore ha anche sottolineato la maturità del modello: le aziende devono essere valutate in base a metriche che realmente generano ricavi e sviluppo, e i processi devono essere riprogettati affinché funzionino meglio del mercato, oppure in modo radicalmente diverso.

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