Gamban, applicazione con sede nel Regno Unito dedicata alla prevenzione dei danni causati dal gioco d’azzardo, ha presentato ricorso all’Alta Corte di Delhi contro la decisione del governo indiano di bloccare il proprio sito web e la propria app ai sensi della Sezione 69A della Legge sulle tecnologie dell’informazione.
L’azienda afferma di essere inaccessibile in India da oltre tre anni, nonostante il suo software sia progettato per aiutare le persone a bloccare siti di gioco d’azzardo e app di scommesse, anziché offrire servizi di gioco.
Secondo il ricorso, riportato per la prima volta da MediaNama, Gamban sostiene di essere stata inclusa per errore nell’operazione avviata dal Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione (MeitY) nel febbraio 2023 contro le app di gioco d’azzardo, durante la quale diverse piattaforme di gioco online sono state bloccate ai sensi della Sezione 69A.
L’azienda sostiene che il proprio software svolge esattamente la funzione opposta rispetto alle app di gioco d’azzardo. Invece di offrire servizi di scommesse o casinò, Gamban blocca l’accesso a siti di gioco d’azzardo, piattaforme di scommesse e app di casinò online installate sul dispositivo dell’utente.
Richiesta di una risposta al MeitY
Sebbene Gamban affermi che il proprio servizio sia disponibile a livello globale, l’azienda sostiene che gli utenti indiani non siano più stati in grado di accedere al suo sito web né di scaricare l’app da quando è entrato in vigore il provvedimento di blocco.
Nel ricorso si afferma inoltre che il Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione (MeitY) non ha né fornito una copia dell’ordine di blocco né dato all’azienda l’opportunità di esporre le proprie ragioni prima di adottare il provvedimento.
Secondo Gamban, il ministero ha risposto per la prima volta soltanto nel maggio 2025, oltre due anni dopo l’imposizione del blocco. Nella sua risposta, il MeitY avrebbe citato preoccupazioni relative alla privacy degli utenti Android, presunte funzionalità da “super app” che potrebbero monitorare l’attività del browser e di altre applicazioni, oltre ad affermare che gli utenti avrebbero ricevuto un numero maggiore di pubblicità sul gioco d’azzardo dopo aver annullato i propri abbonamenti.
Il ministero ha inoltre chiesto che Gamban si sottoponesse a un audit di sicurezza condotto da un’agenzia approvata dal governo prima che la richiesta di ripristino del servizio potesse essere presa in considerazione. Gamban ha respinto tutte queste accuse.
Questioni relative alla conformità al GDPR
L’azienda afferma che l’app è conforme al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), raccoglie soltanto i dati necessari al proprio funzionamento essenziale ed elabora la maggior parte delle informazioni direttamente sui dispositivi degli utenti. Sostiene inoltre di non accedere alle applicazioni bancarie o finanziarie e che le autorizzazioni richieste sono limitate all’identificazione e al blocco di siti web e app di gioco d’azzardo.
Secondo il ricorso, Google ha già esaminato tali autorizzazioni e approvato l’applicazione in conformità con i requisiti sulla privacy previsti dal Play Store.
Fondata nel 2017, Gamban è uno strumento di autoesclusione pensato per le persone che stanno affrontando un percorso di recupero dalla dipendenza dal gioco d’azzardo. L’azienda afferma che il proprio software è disponibile in 197 Paesi, con oltre 600.000 registrazioni distribuite su più di 800.000 dispositivi. Sostiene inoltre di collaborare con diversi enti di regolamentazione e organismi pubblici, tra cui l’operatore statale norvegese del gioco d’azzardo Norsk Tipping, il Governo del Galles e le Commissioni di controllo del gioco degli Stati dell’Ohio e del Michigan.
Gamban contesta anche l’accusa secondo cui gli utenti sarebbero esposti a un numero maggiore di pubblicità sul gioco d’azzardo dopo la scadenza dell’abbonamento, sostenendo di non monitorare gli utenti né di condividere le loro informazioni con inserzionisti o terze parti.
Oltre a contestare nel merito le accuse mosse, nel ricorso si sostiene che nessuna delle motivazioni indicate dal Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione (MeitY) rientri tra i limitati presupposti previsti dalla Sezione 69A. Viene inoltre messo in dubbio che il ministero avesse l’autorità legale per imporre un audit di sicurezza da parte di un’agenzia approvata dal governo prima di prendere in considerazione una richiesta di sblocco.
Attraverso il ricorso, Gamban chiede all’Alta Corte di Delhi di ordinare al Ministero dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione (MeitY) di produrre l’ordine originale di blocco e la relativa documentazione, esaminare la legittimità della decisione del governo, revocare il provvedimento di blocco e ripristinare l’accesso al proprio sito web e alla propria app tramite i fornitori di servizi Internet, Google Play e l’App Store di Apple in India. L’azienda ha inoltre richiesto un risarcimento per le perdite subite a causa del prolungato blocco.
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