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Report: la vendita di Casino Filipino potrebbe ridurre i fondi sanitari di 34 milioni di dollari l’anno

Jenny Ortiz-Bolivar
Scritto da Jenny Ortiz-Bolivar
Tradotto da Mara Armenante

Il piano del governo filippino di privatizzare Casino Filipino, nell’ambito della tanto attesa riorganizzazione della Società Filippina per il Divertimento e il Gioco d’Azzardo (PAGCOR), potrebbe ridurre fino a 2,1 miliardi di pesos filippini (34 milioni di dollari) all’anno i finanziamenti destinati al programma di Assistenza Sanitaria Universale (UHC), secondo una nuova analisi giuridica.

Secondo un rapporto pubblicato dallo studio legale Geronimo Law, la separazione delle funzioni di regolamentazione e di gestione operativa di PAGCOR potrebbe rispondere alle preoccupazioni in materia di governance, ma indebolirebbe anche una delle fonti di finanziamento ricorrenti del Paese a favore della Società Filippina di Assicurazione Sanitaria (PhilHealth), a meno che il legislatore non introduca meccanismi di finanziamento alternativi.

Le conclusioni arrivano pochi giorni dopo che il presidente e amministratore delegato di PAGCOR, Alejandro Tengco, ha dichiarato ai media locali che la proposta di “separazione” delle funzioni dovrebbe avanzare entro la fine del 2026. La Commissione per la Governance delle Società Controllate dal Governo dovrebbe infatti presentare la propria raccomandazione all’Ufficio del Presidente prima che un Ordine Esecutivo apra la strada all’uscita del governo dalla gestione diretta dei casinò.

Casino Filipino contribuisce direttamente all’Assistenza Sanitaria Universale

In base alla normativa vigente, PAGCOR versa un’imposta di concessione pari al 5% dei ricavi lordi derivanti dal gioco e trasferisce il 50% dei propri utili lordi al Governo nazionale. La legge sull’Assistenza Sanitaria Universale destina poi la metà della quota del Governo nazionale proveniente da PAGCOR a PhilHealth.

Geronimo Law spiega che ciò si traduce in un contributo effettivo del Governo nazionale pari a 47,5 centesimi di peso per ogni peso di ricavi lordi derivanti dal gioco, con la metà di tale importo destinata infine al finanziamento dell’Assistenza Sanitaria Universale. Applicando la formula di finanziamento prevista dalla legge, Geronimo Law stima che Casino Filipino abbia contribuito con circa 3,02 miliardi di pesos filippini (48,9 milioni di dollari) all’UHC nel 2024 e con 2,47 miliardi di pesos filippini (40 milioni di dollari) nel 2025.

L’analisi sottolinea che, poiché l’importo destinato all’Assistenza Sanitaria Universale viene calcolato sui ricavi lordi e non sugli utili netti derivanti dal gioco, anche le sedi che operano in perdita continuano a contribuire al finanziamento del programma.

I finanziamenti diminuiranno dopo la privatizzazione

Geronimo Law sostiene che, una volta vendute le strutture di Casino Filipino, PAGCOR diventerà esclusivamente un’autorità di regolamentazione che riscuote commissioni di licenza, invece di gestire direttamente i casinò. Sebbene tali commissioni continuerebbero a far parte delle entrate derivanti dal gioco di PAGCOR, le risorse destinate all’UHC verrebbero calcolate soltanto su queste commissioni e non più sull’intero volume di ricavi generati dai casinò gestiti da operatori privati.

Utilizzando gli attuali parametri relativi alle commissioni di licenza, Geronimo Law stima che le entrate annuali destinate all’UHC provenienti dalle attività dell’ex Casino Filipino diminuirebbero sensibilmente. Con una commissione di licenza del 30%, analoga all’attuale aliquota applicata al settore degli e-games, lo studio legale afferma che il finanziamento annuale dell’UHC scenderebbe a circa 740 milioni di pesos filippini (11,9 milioni di dollari), lasciando un divario annuo di circa 1,73 miliardi di pesos filippini (28 milioni di dollari), prendendo come riferimento i ricavi del 2025.

Con ipotesi di commissioni di licenza più basse, il divario aumenterebbe ulteriormente. «Stimiamo una perdita ricorrente per l’Assistenza Sanitaria Universale compresa tra circa 1,7 miliardi di pesos filippini (27,5 milioni di dollari) e 2,1 miliardi di pesos filippini (34 milioni di dollari) all’anno dopo la privatizzazione», ha dichiarato Geronimo Law. Lo studio stima inoltre che, nell’arco della restante durata della concessione di PAGCOR, in scadenza a luglio 2033, la riduzione cumulativa non attualizzata dei finanziamenti destinati all’UHC potrebbe superare i 12 miliardi di pesos filippini (192,3 milioni di dollari).

I proventi della vendita non finanzieranno PhilHealth

In precedenza, il presidente di PAGCOR aveva stimato che la vendita degli asset di Casino Filipino potrebbe generare un ricavo compreso tra 30 miliardi di pesos filippini (485,7 milioni di dollari) e 50 miliardi di pesos filippini (809,5 milioni di dollari). Tuttavia, Geronimo Law sostiene che tali proventi non sostituirebbero il finanziamento ricorrente destinato all’assistenza sanitaria, attualmente garantito dalle attività operative dei casinò.

«I proventi derivanti dalla cessione degli asset delle filiali e delle licenze non costituiscono ricavi da gioco soggetti alla concessione e, pertanto, non rientrano mai nella base di calcolo su cui viene determinata la quota destinata all’Assistenza Sanitaria Universale», ha affermato lo studio legale.

Restano i vantaggi dal punto di vista della regolamentazione

Pur mettendo in guardia sulla riduzione dei finanziamenti destinati all’assistenza sanitaria, il rapporto riconosce che la privatizzazione potrebbe comunque raggiungere il suo principale obiettivo politico: eliminare il ruolo, da tempo criticato, di PAGCOR come contemporaneamente gestore di casinò e autorità di regolamentazione. Questo conflitto di interessi è stato a lungo indicato da decisori politici e osservatori del settore come una delle principali ragioni per riorganizzare l’autorità statale di regolamentazione del gioco.

«La privatizzazione può essere giustificata sotto il profilo della regolamentazione, per eliminare il conflitto derivante dal duplice ruolo di PAGCOR come operatore e regolatore, nonché sotto il profilo dell’efficienza fiscale, grazie all’eliminazione dei costi operativi delle filiali», ha affermato lo studio. Tuttavia, ha avvertito che i decisori politici dovrebbero anche tenere conto del costo concreto che questa scelta comporterebbe per il finanziamento dell’assistenza sanitaria pubblica.

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