Skip to content

Dalla meme di internet a grande strategia di marketing: Kendall Jenner protagonista della campagna di Fanatics Sportsbook

Julia Moura
Scritto da Julia Moura
Tradotto da Mara Armenante

Fanatics Sportsbook ha scelto un modo insolito per restare sotto i riflettori, ma perfettamente in linea con la cultura di internet. Invece di puntare solo su quote, bonus di iscrizione o linguaggio tecnico delle scommesse, il brand ha deciso di coinvolgere una delle persone più famose al mondo, Kendall Jenner, in una delle sue campagne legate al Super Bowl. Il progetto trasforma umorismo, cultura pop e basket in uno strumento di marketing. Il tema centrale del video è una battuta che circola sui social da anni: la “maledizione dei Kardashian”, una teoria creata dai fan dopo diversi episodi che coinvolgono relazioni tra atleti di basket e donne della famiglia Kardashian-Jenner, e i loro “fallimenti” dopo la rottura.

Nello spot, Kendall ironizza su questa storia. Dice che su internet sostengono che lei sia “maledetta” e che i giocatori di basket che escono con lei attraversano sempre un periodo difficile dopo la relazione. Invece di negarlo, afferma che mentre il mondo parla, lei “ci scommette sopra”.

Trasformare una meme virale in una strategia di marketing

La campagna non cerca di apparire seria. Non vende competenza tecnica, vende conversazione. Fanatics Sportsbook ha preso una meme già consolidata su internet e l’ha trasformata in storytelling. Kendall appare in ambienti lussuosi, cita ex fidanzati che sono giocatori di basket e che “non sono arrivati ai playoff” o “sono usciti dalla lega”, e poi annuncia che è il momento di scommettere su qualcosa di nuovo: i giocatori di football americano. Lo slogan implicito è semplice e diretto: “Scommetti su Kendall”.

Per comprendere le radici della campagna e la strategia del team marketing di Fanatics Sportsbook, è necessario guardare al contesto che alimenta la battuta. Kendall Jenner ha avuto relazioni con diversi atleti NBA nel corso degli anni. Internet ha iniziato a collegare, in modo scherzoso, le oscillazioni di carriera di questi giocatori alle loro vite personali. Non esiste alcuna base scientifica, ma la coincidenza di cali di rendimento ha contribuito a far crescere la narrativa.

Giocatori legati alla “maledizione”

Jordan Clarkson, per esempio, era emerso nella NBA come possibile futura stella. Scelto al Draft nel 2014, ha avuto il suo momento con i Lakers ed era considerato un potenziale titolare. Con il tempo, però, il suo ruolo è cambiato. È diventato un realizzatore di rotazione in uscita dalla panchina. Non è una brutta carriera, ma non è lo sviluppo che molti avevano inizialmente previsto. Ha perso spazio come titolare, è passato tra diverse squadre ed è diventato noto come un giocatore utile, ma non uno capace di definire una franchigia.

Blake Griffin è un caso ancora più evidente di declino sportivo, anche se dovuto a fattori fisici. Prima scelta assoluta al Draft, stella dei Clippers, più volte selezionato per l’All-Star Game, è stato uno dei volti della lega nella prima metà degli anni 2010. Poi sono arrivati i ricorrenti infortuni a ginocchia e anche. La sua esplosività fisica, base del suo gioco, è diminuita. Il passaggio ai Detroit Pistons ha segnato una svolta nella sua carriera, e le successive esperienze con Nets e Celtics lo hanno visto diventare un giocatore complementare. Il suo picco è rimasto nel passato, e il ritiro è arrivato relativamente presto per qualcuno che sembrava destinato a dominare più a lungo.

L’esempio più forte della storia della “maledizione” è Ben Simmons. È entrato nella NBA circondato da aspettative: prima scelta al Draft, Rookie of the Year, All-Star, difensore versatile, grande visione di gioco. Il suo percorso sembrava quello di una stella per molti anni. Il punto di svolta è arrivato con le difficoltà offensive, soprattutto ai tiri liberi, le pesanti critiche nei playoff e un episodio clamoroso in post-season che ha generato una reazione diffusa. Da lì, i conflitti con i Philadelphia 76ers, una stagione senza giocare, la cessione ai Brooklyn Nets e problemi fisici alla schiena hanno portato a un netto calo di rendimento. Il suo caso è diventato uno degli esempi più discussi del declino di un talento NBA d’élite.

Kyle Kuzma è uno dei giocatori associati alla storia. Ha avuto un inizio incoraggiante con i Lakers, è stato inserito nel team dei migliori rookie e ha mostrato potenziale offensivo. Con l’arrivo di LeBron James e Anthony Davis, però, il suo ruolo è cambiato. Da giovane prospetto centrale, è diventato un giocatore complementare. L’incostanza nel suo gioco e i limiti difensivi hanno fatto sì che non raggiungesse mai lo status di star. Gioca ancora, oggi nei Milwaukee Bucks, ma lontano dalle aspettative più alte dei suoi inizi.

Devin Booker è l’eccezione che indebolisce la battuta stessa. Uno dei migliori realizzatori della lega, autore di una partita da 70 punti e presenza costante nelle gare importanti, ha mantenuto un livello elevato anche dopo la relazione con Kendall. Ha raggiunto le NBA Finals, è rimasto un All-Star e una figura chiave dei Phoenix Suns.

Questo mix di fatti reali ed esagerazione culturale è esattamente ciò che Fanatics esplora. Il brand non afferma nulla direttamente, lascia che sia il pubblico a completare la battuta. E lo fa con l’aiuto di una delle figure con maggiore capacità di generare attenzione online. Kendall Jenner ha centinaia di milioni di follower sui social. Anche se solo una piccola parte interagisce, il volume di visualizzazioni è enorme. Post, estratti dello spot, meme e commenti ampliano la portata ben oltre i media a pagamento.

Cosa guadagna Fanatics Sportsbook

Per Fanatics Sportsbook, la campagna funziona su tre fronti. Il primo è il riconoscimento del brand. Associare il proprio nome a una celebrità di questo livello porta l’azienda in un tipo di conversazione che pochi operatori di scommesse raggiungono. Il secondo è la rilevanza culturale. Invece di sembrare l’ennesimo operatore che parla di quote, il brand si inserisce in una discussione di cultura pop che mescola celebrità e sport. Il terzo è l’acquisizione di utenti. Campagne come questa sono solitamente accompagnate da promozioni e bonus, trasformando la curiosità in registrazioni e scommesse.

Selena Kalvaria, Direttrice Marketing di Fanatics Betting and Gaming, ha dichiarato in un comunicato pubblicato sul sito di Fanatics: “Con l’influenza culturale senza pari di Fanatics nello sport, ‘Bet on Kendall’ è il modo perfetto per portare Fanatics Sportsbook sotto i riflettori insieme a Fanatics Studios e ai nostri incredibili partner di OBB Media”.

Le metriche di successo vanno oltre le visualizzazioni. È previsto che l’azienda monitori i picchi nei download dell’app, le nuove registrazioni, il volume di scommesse durante il periodo della campagna e le menzioni del brand sui social. Il coinvolgimento organico, con persone che condividono il video perché lo trovano divertente, riduce i costi media e aumenta l’impatto. La campagna evidenzia una forte tendenza nel marketing delle scommesse: allontanarsi dal discorso tecnico e spostarsi nel territorio dell’intrattenimento.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta in portoghese il 5 febbraio 2026.

Iscriviti QUI per ricevere la lista delle notizie Top 10 di SiGMA e la newsletter settimanale di SiGMA. Rimani aggiornato sulle ultime notizie dell’iGaming dalla più grande community iGaming del mondo e approfitta delle offerte esclusive per gli iscritti.

This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.