Il dibattito sulla riforma del gioco pubblico sta attraversando una fase cruciale, che non riguarda solo il gioco a distanza. Gli operatori del territorio, i rappresentanti delle istituzioni e le principali associazioni di categoria concordano sul fatto che i prossimi mesi determineranno il futuro di un comparto che vale oltre 12 miliardi di euro l’anno per lo Stato e garantisce occupazione a decine di migliaia di persone.
La Legge di Bilancio 2026 rappresenta un passaggio chiave: non solo per la definizione delle nuove concessioni del gioco fisico, ma anche per l’impostazione di un modello più equilibrato tra Stato, Regioni ed enti locali. Ma cosa riserva il futuro per il gioco fisico? Presso Fiera Roma, un panel dedicato alla Grande Riforma del Gioco in Italia — parte del SiGMA Central Europe Summit — ha portato alla luce nuove considerazioni.
Stato, Regioni e Comuni: verso una governance condivisa
Come ha ricordato l’onorevole Andrea de Bertoldi, in qualità di deputato e membro della Camera dei Deputati italiana, la nuova riforma dovrà favorire la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, superando la frammentazione normativa che ha generato incertezza e disomogeneità. Da un comune all’altro, infatti, le regole cambiano: distanze diverse, fasce orarie variabili, permessi complessi.
Coinvolgere le Regioni nella distribuzione del gettito fiscale non significherebbe solo maggiore equità economica, ma anche corresponsabilità nella gestione del gioco e nella tutela dei cittadini. L’obiettivo è costruire un sistema condiviso, dove il gioco pubblico venga riconosciuto come attività regolata, controllata e socialmente sostenibile.
Un altro nodo da affrontare è la revisione della tassazione del gioco online, oggi molto diversa da quella applicata al gioco fisico. Questo squilibrio crea una concorrenza interna che penalizza la rete territoriale e rischia di ridurre l’offerta legale nelle città.
La rete territoriale come presidio di legalità
L’intervento di Giuseppe Volpe, socio amministratore presso Cuiprodest, ha evidenziato come la presenza fisica delle macchine da gioco rappresenti un presidio di legalità sul territorio. Ogni apparecchio regolare è un punto di controllo dello Stato, una barriera contro l’illegalità.
Ridurre in modo indiscriminato l’offerta fisica – senza una pianificazione concreta – non porta a una diminuzione del gioco, ma spinge i giocatori verso canali non controllati. L’idea che meno macchine significhi meno gioco, almeno al momento, non trova riscontro nei dati. Al contrario, dove l’offerta legale è stata ridotta, si è registrato un aumento dell’attività illegale.
Volpe ha inoltre ricordato come l’opinione pubblica spesso confonda la patologia con la fisiologia del settore. Il fenomeno della ludopatia ovviamente esiste e va gestito con serietà, ma non può essere il parametro unico per definire le politiche sul gioco. La responsabilità sta nel garantire un’offerta legale, sicura e tracciabile, non nell’eliminarla.
Le restrizioni rendono davvero il gioco più protetto?
Come ricordato da Francesco Gatti, fondatore e amministratore delegato di Bull Gaming, e Emilio Zamparelli, presidente di STS – FIT, in Italia sono state introdotte diverse misure restrittive che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto proteggere i giocatori più fragili, ma che nella pratica hanno prodotto effetti opposti, come il distanziometro e le fasce orarie.
Allontanare le sale da gioco dai centri abitati non ha ridotto il desiderio di giocare: lo ha semplicemente spostato altrove. Molti giocatori si sono orientati verso altri prodotti legali – come Lotto e Gratta e Vinci – oppure, peggio, verso il gioco illegale.
Il danno economico è stato notevole: riduzione della raccolta erariale, perdita di posti di lavoro, indebolimento del presidio legale sul territorio. Inoltre, molte aziende hanno dovuto spegnere o spostare le proprie macchine, con conseguenze pesanti per l’intera filiera.
Gatti ha sottolineato che applicando una norma pensata per tutelare il giocatore, lo si è in realtà esposto paradossalmente a rischi maggiori.
Un equilibrio necessario tra gioco fisico e online
Un altro tema centrale emerso nel confronto riguarda la necessità di riequilibrare l’offerta tra gioco fisico e gioco online.
Da un lato, gli operatori del terrestre si trovano a lavorare con macchine datate, con tassazione applicata “a monte” e una struttura fiscale che non tiene conto dell’evoluzione tecnologica. Dall’altro, il gioco online continua a crescere grazie a una tassazione più leggera e a un’offerta più moderna e flessibile.
Gatti ha evidenziato come sia fondamentale aggiornare i parametri operativi delle nuove macchine: payout più alto, vincita massima equilibrata (100–200 euro), bonus e funzionalità tecnologiche in grado di tutelare il giocatore ma anche di rendere l’esperienza più coinvolgente, alla pari con quelle disponibili online.
Serve inoltre una “misura ponte” che accompagni gli operatori verso il rinnovo delle concessioni del 2027–2028, per evitare anni di stallo con apparecchi poco competitivi.
Il significato del gioco pubblico per il territorio
Emilio Zamparelli ha ricordato che la rete generalista – bar, tabaccherie, sale – è la radice storica del gioco pubblico in Italia. È da qui che tutto è iniziato, ed è questa rete che oggi rischia di scomparire sotto il peso delle restrizioni.
Il gioco fisico, infatti, non è gestito da grandi aziende ma da piccoli esercizi familiari, spesso pilastri economici delle comunità locali. Limitare la loro attività significa impoverire i territori, togliendo un presidio di legalità e una fonte di reddito stabile.
La proposta è quindi quella di restituire agli enti locali una parte del gettito derivante dal gioco, come avviene in altri Paesi europei. In Svizzera, ad esempio, le entrate del gioco vengono destinate ai cantoni per finalità sociali e culturali. Un modello che potrebbe essere replicato anche in Italia, restituendo valore alla comunità e alla rete locale del gioco.
Punti salienti
- La Legge di Bilancio 2026 sarà il punto di svolta per la riforma del gioco pubblico.
- Serve una governance condivisa tra Stato, Regioni e Comuni per superare la frammentazione normativa.
- Le concessioni del gioco fisico saranno rinnovate entro la fine del prossimo anno.
- Il gioco pubblico va riconosciuto come presidio legale, non come problema sociale.
- Il distanziometro ha spostato il gioco verso canali illegali, non lo ha ridotto.
- Occorre aggiornare le macchine per renderle più competitive e sicure.
- Tassazione fisica e online devono essere armonizzate per garantire equità competitiva.
- La rete generalista è un patrimonio economico e sociale da preservare.
- Parte del gettito del gioco potrebbe tornare ai territori per progetti sociali e culturali.
- Riformare il gioco significa rafforzare legalità, tutela e responsabilità sociale.
Citazione finale
“Applicando una norma che doveva essere una tutela nei confronti del giocatore, lo abbiamo probabilmente esposto a rischi maggiori.”
— Francesco Gatti
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