Il calcio italiano cerca nuove soluzioni per rafforzare la propria sostenibilità economica e, tra le ipotesi sul tavolo, torna in discussione il coinvolgimento del mercato regolamentato delle scommesse sportive. La nuova versione del disegno di legge promosso dal senatore Paolo Marcheschi riapre infatti una questione dibattuta da anni: utilizzare una parte delle risorse generate dal betting per sostenere direttamente il movimento calcistico nazionale.
La proposta, ancora in fase di definizione legislativa, mira a introdurre, dal 1° gennaio 2027, un contributo sulle scommesse sportive relative agli eventi calcistici. Un meccanismo che richiama idealmente il vecchio modello della “Schedina” e del Totocalcio, in cui una quota delle entrate generate dal gioco contribuiva al finanziamento dello sport italiano.
Il tema arriva in un momento delicato per l’intero ecosistema calcistico. Molti club, soprattutto nelle categorie minori, affrontano difficoltà economiche crescenti, mentre aumentano i costi di gestione e la necessità di investimenti strutturali. In questo scenario, il settore del gioco regolamentato viene nuovamente considerato come un possibile strumento di sostegno economico.
Come funzionerebbe il contributo del 2% sulle scommesse sportive
Il punto centrale della nuova bozza riguarda l’introduzione di un contributo pari al 2% dell’importo giocato per ogni scommessa sportiva raccolta in Italia relativa a eventi calcistici. La misura interesserebbe sia il mercato online sia la rete fisica dei concessionari autorizzati.
Secondo le stime contenute nella relazione tecnica della proposta, il calcolo si basa su una raccolta complessiva delle scommesse sportive pari a circa 16 miliardi di euro annui. Considerando che circa il 70% di questo volume sarebbe riconducibile al calcio, la base di riferimento ammonterebbe a 11,2 miliardi di euro.
Da questa cifra deriverebbe un gettito potenziale di circa 224 milioni di euro all’anno da destinare al sistema calcistico nazionale. L’obiettivo non sarebbe quello di introdurre un ulteriore onere fiscale sugli operatori del betting, bensì quello di creare un sistema di redistribuzione delle risorse. Per questo motivo, il disegno di legge prevede anche una revisione dell’imposta unica sulle scommesse sportive, con l’intento di mantenere invariato il livello complessivo delle entrate dello Stato.
Dove andrebbero le nuove risorse generate dal betting
Uno degli aspetti più rilevanti della proposta è la destinazione vincolata dei fondi. Le somme raccolte attraverso il contributo sulle scommesse verrebbero trasferite alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e successivamente redistribuite secondo criteri definiti.
La parte principale delle risorse sarebbe destinata a settori considerati strategici per il futuro del calcio italiano. Almeno metà del totale dovrebbe finanziare lo sviluppo dei vivai, la formazione dei giovani calciatori italiani, i centri federali territoriali e il miglioramento delle infrastrutture sportive pubbliche.
Una quota significativa sarebbe invece dedicata alla prevenzione e al contrasto del gioco patologico, introducendo un collegamento diretto tra le entrate generate dal settore del gambling e i programmi di responsabilità sociale. Il resto dei fondi sarebbe destinato alla crescita del calcio femminile e al rafforzamento delle scuole calcio dilettantistiche, con l’obiettivo di sostenere la base del movimento sportivo.
La riforma del calcio guarda anche a diritti TV e sostenibilità dei club
Il capitolo dedicato alle scommesse costituisce solo una parte di un più ampio progetto di riforma del calcio italiano. Il DDL Marcheschi interviene, infatti, anche su altri aspetti strutturali del sistema. Tra i temi affrontati figurano una nuova gestione della distribuzione dei diritti televisivi, maggiori controlli sulla sostenibilità economica delle società, limiti alle commissioni riconosciute agli agenti sportivi e incentivi per favorire l’utilizzo di giovani calciatori italiani Under 23.
La proposta introduce inoltre una riflessione sul numero complessivo delle società professionistiche, ipotizzando un limite massimo di 80 club. Una misura pensata per rendere il sistema più sostenibile dal punto di vista economico e competitivo.
Il nodo del Decreto Dignità e il rapporto tra calcio e operatori di gioco
Parallelamente al tema del contributo del 2% sulle scommesse sportive, resta aperto un altro dossier particolarmente importante per il settore iGaming: la possibile revisione del Decreto Dignità. Dal 2018, infatti, le restrizioni sulla pubblicità e sulle sponsorizzazioni degli operatori del gioco hanno profondamente modificato il rapporto commerciale tra società sportive e aziende del betting.
Durante l’audizione informale presso la Commissione Cultura della Camera dedicata alla situazione del calcio italiano, il presidente della Lega Pro, Matteo Marani, ha evidenziato la necessità di individuare nuovi strumenti per aumentare la capacità dei club di generare ricavi. Secondo questa visione, una revisione delle norme sulle sponsorizzazioni potrebbe offrire nuove opportunità economiche alle società sportive, pur mantenendo un equilibrio con le esigenze di tutela dei consumatori e di prevenzione del gioco problematico.
Una riforma tra sostenibilità economica e nuove regole per il mercato
Il confronto politico sul futuro del calcio italiano resta quindi aperto e coinvolge direttamente anche il settore delle scommesse regolamentate. Da una parte emerge la volontà di recuperare un modello in cui una parte del valore economico generato dal betting torni allo sport, che contribuisce in modo determinante alla crescita del mercato. Dall’altra resta fondamentale trovare un equilibrio che non comprometta la sostenibilità degli operatori autorizzati.
La nuova bozza del DDL Marcheschi rappresenta quindi un possibile punto di svolta nel rapporto tra calcio, istituzioni e industria del gioco. Nei prossimi mesi, il percorso parlamentare chiarirà se il contributo del 2% sulle scommesse diventerà davvero uno degli strumenti per finanziare il futuro del movimento calcistico italiano.
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