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Il gioco d’azzardo con le skin non regolamentato esplode, superando le scommesse con licenza

Anchal Verma
Scritto da Anchal Verma
Tradotto da Mara Armenante

Un recente rapporto sul gioco d’azzardo con le skin pubblicato da TrustPlay, una piattaforma di recensioni dedicata ai marketplace e ai servizi di gaming, delinea un quadro netto di un ecosistema di gioco d’azzardo vasto e in gran parte non regolamentato, costruito attorno agli oggetti di gioco noti come skin, beni virtuali cosmetici ottenuti o acquistati in titoli come Counter-Strike 2 e Dota 2. Basato su un sondaggio condotto su 1.530 gamer, il rapporto rivela che il 47,1 per cento dei giocatori che possiedono skin scambiabili le ha utilizzate per scommettere su siti di terze parti. Tra questi, il 43,5 per cento ha iniziato quando era minorenne, con alcuni giocatori che hanno cominciato già a 13 anni.

Il sondaggio di TrustPlay mette in evidenza il costo personale che questo mondo sommerso del gioco d’azzardo può comportare. Un impressionante 79,4 per cento degli intervistati ha riferito comportamenti riconosciuti come indicatori clinici di gioco problematico, mentre il 72,2 per cento ha dichiarato di aver perso denaro, con perdite medie superiori a 1.100 dollari. Quasi uno su dieci ha riportato perdite superiori a 5.000 dollari, e in alcuni casi si è superata la soglia dei 10.000 dollari. Eppure, nonostante questi danni, il settore opera in una zona grigia quasi del tutto priva di regolamentazione.

Necessità di verifiche

A differenza del gioco d’azzardo online regolamentato, che richiede la verifica dell’identità e misure di tutela per il gioco responsabile, la maggior parte delle piattaforme di skins gambling richiede soltanto l’accesso tramite un account Steam, ossia l’account utente della piattaforma Steam di Valve, un negozio digitale e servizio sociale per gamer dove si acquistano, scaricano e giocano titoli, depositando oggetti digitali di valore. Gli adolescenti che possiedono già un account Steam possono scambiare skin, spesso dal valore reale, per partecipare a giochi “in stile casinò”, scommesse sugli esports o siti di apertura casse, senza dover mai dimostrare la propria età.

(Fonte: TrustPlay)

Parlando con SiGMA News, Rasmus Barslund, Fondatore di TrustPlay, ha dichiarato: “La percentuale del 79,4 per cento dovrebbe essere un campanello d’allarme.” Ha sottolineato che questa cifra riflette comportamenti riconosciuti come indicatori clinici di gioco problematico e ha avvertito che molte delle piattaforme coinvolte non sono autorizzate e mancano delle più basilari tutele per il gioco responsabile. Barslund ha evidenziato che questi siti non prevedono limiti di deposito, non offrono opzioni di autoesclusione e non integrano GAMSTOP (GAMSTOP, il sistema nazionale britannico di autoesclusione online), rendendoli particolarmente rischiosi per giocatori giovani o vulnerabili.

“Le autorità politiche devono trattare il gioco d’azzardo con le skin con la stessa urgenza riservata alle altre forme di gioco online rivolte ai minori.”

— Rasmus Barslund, Fondatore di TrustPlay

Il mercato parallelo supera le scommesse tradizionali

Una revisione rapida delle evidenze del 2025, commissionata dal Department for Culture, Media & Sport del governo britannico (Department for Culture, Media & Sport), contribuisce a chiarire la portata globale di questo fenomeno. L’analisi ha individuato oltre 50 siti attivi di gioco d’azzardo con le skin accessibili dal Regno Unito, registrando 6,9 milioni di visite uniche nel solo febbraio 2025.

La revisione britannica ha rilevato che i siti di skins gambling più popolari generano un traffico globale mensile superiore a quello di note piattaforme di scommesse online, tra cui Betfred.com e Betway.com..

Nonostante la loro popolarità, questi siti non sono soggetti agli stessi requisiti legali dei bookmaker e dei casinò regolamentati in Gran Bretagna. Non possiedono licenze della UK Gambling Commission, non effettuano verifiche dell’età al momento del deposito e, in generale, non offrono strumenti basilari di gioco responsabile come l’autoesclusione o i limiti di deposito.

Utenti giovani, accesso facilitato e lacune normative

La revisione del governo britannico evidenzia come il gioco d’azzardo con le skin eserciti un forte richiamo su un pubblico insolitamente giovane. Le analisi dei siti indicano che quasi il 45 per cento degli utenti ha tra i 18 e i 24 anni, una percentuale molto più alta rispetto a quella osservata sulle piattaforme di gioco tradizionali. Tuttavia, l’assenza di verifiche dell’età consente anche a giocatori ancora più giovani di accedere senza controlli.

«Parent Zone indaga il fenomeno del gioco d’azzardo con le skin dal 2018. Le nostre ricerche hanno rilevato che già allora circa il 10 per cento dei minori britannici tra i 13 e i 18 anni aveva scommesso utilizzando skin in qualche forma, pari a quasi 450.000 giovani», ha dichiarato Vicki Shotbolt, Direttrice generale di Parent Zone, un’impresa sociale dedicata alla vita familiare che offre consulenza, conoscenze e supporto, sottolineando come il problema preceda le indagini più recenti. «Il fatto che TrustPlay abbia riscontrato una percentuale così alta di possessori di skin che le utilizzano per scommettere dovrebbe destare preoccupazione.»

Shotbolt ha avvertito che, essendo il gioco d’azzardo con le skin non regolamentato, «attira giocatori minorenni e persone per le quali il gioco d’azzardo tradizionale è precluso, spesso individui che hanno già un problema con il gioco e che si sono autoesclusi dai siti regolamentati». Ha aggiunto che «i giovani che iniziano a giocare d’azzardo quando sono minorenni hanno maggiori probabilità di sviluppare un problema in futuro, quindi ciò che osserviamo è un percorso che conduce a danni legati al gioco».

«Le evidenze esistono da anni», ha proseguito Shotbolt, «il che rende inspiegabile il fatto che non siano stati adottati provvedimenti.»

«L’industria del gaming potrebbe gestire la situazione se lo volesse. Non lo fa.»

— Vicki Shotbolt, Direttrice generale di Parent Zone

Il rapporto di TrustPlay riflette le stesse preoccupazioni. Tra i gamer intervistati che hanno iniziato a scommettere con le skin quando erano minorenni, il 76,1 per cento dei genitori ha dichiarato di non sapere che il proprio figlio giocasse d’azzardo, e per metà di loro i genitori non lo sanno nemmeno oggi.

«Spesso i genitori non hanno idea di ciò che accade; nel nostro sondaggio, il 76,1 per cento non lo ha mai scoperto», ha aggiunto. «I decisori politici devono trattare il gioco d’azzardo con le skin con la stessa urgenza riservata alle altre forme di gioco online rivolte ai minori», ha affermato Barslund, sollecitando una supervisione più rigorosa e maggiori tutele per colmare le lacune normative che permettono al gioco minorile e non protetto di prosperare.

Perché la regolamentazione non ha tenuto il passo

Parte del problema risiede nel modo in cui le leggi sul gioco trattano le skin. Le normative tradizionali sul gioco d’azzardo si basano generalmente sulle transazioni monetarie, ma le skin sono oggetti digitali che possono essere scambiati, venduti o scommessi senza un acquisto diretto in denaro. Questo confonde il confine tra gaming e gambling e ha permesso agli operatori di aggirare i requisiti di licenza.

La revisione britannica chiarisce che l’attuale quadro normativo è obsoleto. Molte giurisdizioni non riconoscono il gioco d’azzardo con le skin come gioco d’azzardo ai sensi delle leggi vigenti, oppure dispongono di meccanismi di applicazione deboli o difficili da far rispettare, soprattutto quando gli operatori hanno sede all’estero.

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