La proroga delle concessioni del bingo torna davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Dopo la prima sentenza che, lo scorso marzo, ha già bocciato il regime italiano di proroga tecnica, si apre ora un nuovo capitolo. Al centro del secondo rinvio pregiudiziale c’è un tema ancora più delicato: la possibile violazione delle norme sulla concorrenza sancite dai trattati europei.
La vicenda e il nuovo ricorso
La controversia nasce da un ricorso presentato da tre piccoli concessionari del settore, assistiti dall’avvocato Alessandro Dagnino, managing partner di Lexia. Il Consiglio di Stato, con una propria ordinanza, ha rimesso alla Corte europea la valutazione sulla compatibilità della normativa italiana con il diritto dell’Unione.
Il procedimento si affianca al primo caso, anch’esso sollevato da operatori rappresentati dal medesimo legale, che si era concluso con la sentenza della Corte Ue di marzo 2025. In quell’occasione i giudici avevano stabilito che il sistema italiano di proroga delle concessioni per il bingo non era conforme alla direttiva servizi.
Quest’ultima prevede che le proroghe possano avvenire solo a condizioni equivalenti a quelle originarie, mentre nel modello italiano erano stati introdotti oneri aggiuntivi, canoni crescenti e limiti come il divieto di trasferire le sale o di partecipare a future gare per i concessionari non aderenti.
Perché la seconda causa è diversa
A differenza del primo ricorso, che verteva sulla direttiva servizi, la nuova causa riguarda direttamente i principi di libera concorrenza. Il Consiglio di Stato ha chiarito che la questione non è stata assorbita dalla decisione precedente, poiché si tratta di un profilo autonomo: la possibile alterazione del mercato a vantaggio dei grandi operatori e a scapito delle realtà minori.
Secondo i ricorrenti, infatti, il sistema italiano avrebbe finito per restringere l’accesso al mercato, impedendo ai piccoli concessionari di competere in condizioni eque. Una distorsione che, se confermata, configurerebbe una violazione dei trattati Ue, con conseguenze significative non solo per il settore del bingo ma per l’intero impianto delle concessioni pubbliche.
L’attesa decisione della Corte
La Corte di giustizia ha richiesto allo studio legale che assiste gli operatori una relazione scritta da depositare entro novembre, cui seguirà la decisione dei giudici. Si tratta dunque di una fase cruciale: la pronuncia potrà stabilire se la normativa italiana sulle proroghe incida in maniera illegittima sulla concorrenza, consolidando o meno la posizione delle piccole imprese.
Se la Corte dovesse confermare i dubbi sollevati, l’impatto sarebbe profondo. Verrebbe messo in discussione l’intero meccanismo delle proroghe, aprendo la strada a un ridisegno del sistema delle concessioni, con effetti anche su altri segmenti del gioco pubblico.
La posizione della difesa
“Nonostante la decisione di marzo abbia già accolto le ragioni dei nostri assistiti, abbiamo chiesto e ottenuto dal Consiglio di Stato di approfondire ulteriormente, ipotizzando la violazione delle norme sulla concorrenza e non solo di una direttiva comunitaria. Adesso la Corte di giustizia dovrà pronunciarsi anche su questa seconda causa, che contesta radicalmente il comportamento dell’amministrazione”, ha commentato l’avvocato Alessandro Dagnino.
Le sue parole riflettono la convinzione che la vicenda non si esaurisca con la semplice disapplicazione di una direttiva, ma tocchi il cuore stesso delle regole europee sulla concorrenza, la cui tutela è considerata uno dei pilastri fondamentali del mercato unico.
Uno scenario complesso per il settore
Il caso mette in evidenza la fragilità di un comparto, quello del bingo, che da anni si muove tra proroghe e incertezze normative. Gli operatori minori temono che un quadro normativo sbilanciato favorisca solo i grandi concessionari, riducendo la pluralità dell’offerta e mettendo a rischio la sopravvivenza di molte realtà locali.
La decisione della Corte Ue diventa quindi determinante non solo sul piano giuridico, ma anche su quello economico e sociale, poiché può incidere sul grado di concorrenza del mercato e sulla possibilità di garantire regole uguali per tutti gli operatori.
Prospettive future per il mercato del bingo
Il nuovo giudizio europeo sulla proroga delle concessioni del bingo rappresenta un banco di prova decisivo per l’Italia e per la sua legislazione in materia di giochi pubblici. Dopo la condanna del regime di proroga tecnica, l’attenzione si sposta su un tema ancora più ampio: la conformità con i principi di concorrenza dell’Unione europea.
Se la Corte dovesse riconoscere la violazione, il legislatore italiano sarebbe chiamato a ripensare radicalmente il sistema delle concessioni, garantendo trasparenza, accesso e condizioni eque per tutti gli operatori, grandi e piccoli. Un verdetto atteso con interesse da tutto il settore, che potrebbe segnare una svolta definitiva nella gestione delle concessioni del bingo in Italia.
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