Il dibattito del Belgio sulla tassazione del gioco ruota attorno a una proposta di annullamento della riforma fiscale del 2023, che aveva impedito agli operatori di dedurre le imposte regionali sul gioco dal reddito imponibile federale.
In risposta alle domande di SiGMA News, BAGO, l’Associazione Belga degli Operatori di Gioco (Belgian Association of Gaming Operators), ha affermato che la questione va oltre un semplice aspetto tecnico e solleva interrogativi più ampi su concorrenza, equità e canalizzazione. Il dibattito si inserisce inoltre nel contesto di una recente sentenza della Corte Costituzionale sul trattamento diseguale e di nuovi segnali di rallentamento del mercato.
Il settore del gioco autorizzato in Belgio sta portando avanti un argomento semplice: se il mercato legale viene tassato in modo eccessivo mentre prodotti comparabili sono soggetti a un trattamento più leggero, lo Stato rischia di spingere i giocatori verso operatori che non può controllare. Questo argomento è ora al centro del dibattito politico a Bruxelles, dopo una proposta del deputato Jean-Marie Dedecker per ripristinare la deducibilità delle imposte regionali sul gioco, annullando una modifica federale adottata alla fine del 2023. La proposta viene difesa come un modo per alleggerire la pressione sui casinò terrestri, proteggere i posti di lavoro e preservare le entrate da concessione per i comuni. Ma l’industria sostiene che la questione va ben oltre le sedi fisiche.
Per BAGO, il ripristino della deducibilità è “una correzione indispensabile” per preservare la sostenibilità economica del settore legale, mantenere la canalizzazione e rafforzare la tutela dei giocatori. L’associazione di categoria ha sottolineato che, quando gli operatori autorizzati affrontano un carico fiscale effettivo che può raggiungere il 65–70 per cento, “è l’offerta controllata, quella che protegge i giocatori, a essere indebolita”.
Pressione sul mercato legale
Il regolatore del gioco del Belgio ha riportato che il gross gaming revenue è diminuito del 4,86 per cento nel 2024, attestandosi a poco più di 1,61 miliardi di euro, con ricavi online pari a 919,1 milioni e ricavi terrestri pari a 690,4 milioni. Il calo è stato particolarmente marcato in alcune aree del mercato terrestre, mentre anche l’online ha perso slancio dopo anni di crescita.
Nel suo rapporto finanziario annuale, il regolatore ha collegato il rallentamento ai cambiamenti normativi, tra cui la separazione dei canali online, l’innalzamento dell’età minima, regole pubblicitarie più rigide, il divieto dei bonus e il ritorno dei controlli EPIS (ossia verifiche dell’identità e dell’idoneità del giocatore) nei punti scommesse. Ha inoltre avvertito di non poter escludere che alcuni consumatori siano stati attratti dal mercato illegale, “dove non è garantita alcuna protezione”.
BAGO afferma che questi dati rafforzano la sua posizione contro l’accumulo di pressioni fiscali e normative sugli operatori autorizzati mentre l’offerta illegale rimane ampiamente accessibile. “I dati recenti del mercato, che mostrano un calo di quasi il 5 per cento del gross gaming revenue nel 2024, confermano, a nostro avviso, la necessità di prudenza di fronte all’accumulo di pressioni fiscali e regolatorie sul settore legale”, ha dichiarato a SiGMA News.
Il gruppo sostiene che il dibattito non dovrebbe essere inquadrato come una richiesta di sollievo da parte dell’industria, ma come una questione di canalizzazione. “Un settore legale finanziariamente sano costituisce una delle barriere più efficaci contro l’offerta illegale”, ha affermato BAGO. “Il ripristino della deducibilità deve quindi essere visto non solo come un’ancora di salvezza per il settore terrestre, ma come un investimento strategico in una politica di gioco sicura e controllata sull’intero mercato belga.”
Il dibattito fiscale si svolge parallelamente a una controversia distinta ma correlata su come il Belgio tratti prodotti comparabili offerti dalla Lotteria Nazionale e dagli operatori privati.
Un appello all’equità
La Corte Costituzionale del Belgio ha aperto un dibattito più ampio sulle esenzioni nel settore del gioco. In una recente sentenza, la Corte ha confermato la maggior parte delle restrizioni più severe introdotte dal Paese, ma ha stabilito che le deroghe concesse ai prodotti della Lotteria Nazionale non possono essere giustificate quando tali prodotti offrono un’esperienza di gioco simile a quella delle offerte del settore privato. Il legislatore ha tempo fino alla fine del 2026 per correggere questa disparità.
Per gli operatori privati, quella sentenza ha rafforzato l’idea che il Belgio abbia creato un mercato disomogeneo.
BAGO ha espresso il concetto in modo diretto: “La combinazione di regimi divergenti, asimmetria fiscale e obblighi differenti costituisce un problema strutturale. Il fatto che prodotti comparabili siano soggetti a regole diverse crea discriminazione e falsifica la concorrenza.”
Oltre il Belgio
In tutta Europa, i governi stanno inasprendo le norme in nome della tutela dei consumatori, continuando però a trattare in modo diverso alcune parti del mercato. In Belgio, la linea di frattura è tra operatori privati e Lotteria Nazionale. Nel Regno Unito e in Svezia, gli interessi legati all’ippica sostengono che i loro prodotti meritino una tassazione più leggera rispetto ai giochi da casinò online. In Francia, il dibattito si concentra sul rischio che la legalizzazione dei casinò online possa destabilizzare il mercato esistente, mentre l’ex lotteria statale amplia la propria presenza.
Il filo conduttore è ormai evidente: operatori sostenuti dallo Stato, enti legati alle corse e altri segmenti privilegiati sostengono che i loro prodotti siano diversi e debbano essere regolamentati in modo differenziato. I loro critici affermano invece che tali distinzioni stanno diventando sempre più difficili da difendere, man mano che i prodotti convergono e l’esperienza dei consumatori si sovrappone.
Per BAGO, “la tutela dei giocatori deve basarsi sul rischio oggettivo del prodotto, e non sullo status dell’operatore”. Attualmente, l’associazione di categoria sostiene che “combinato con la pressione fiscale sproporzionata che grava sugli operatori privati, l’attuale sistema crea un mercato strutturalmente squilibrato, giuridicamente fragile e politicamente inefficace.”
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