Skip to content

Amnesty contro la Cambogia: la repressione anti‑truffe ha funzionato?

Rajashree Seal
Scritto da Rajashree Seal
Tradotto da Mara Armenante

Gli sforzi della Cambogia per smantellare le operazioni di truffa online sono finiti sotto esame dopo un recente rapporto di Amnesty International, secondo cui molti dei complessi identificati come centri di truffa sarebbero rimasti operativi nonostante mesi di attività di contrasto. Il governo cambogiano ha respinto le conclusioni, sostenendo che la repressione ha portato ad arresti, procedimenti giudiziari, deportazioni e interventi sulle licenze dei casinò.

Il rapporto, “Vittime dimenticate: la “repressione” della Cambogia contro i complessi di truffa e chi è rimasto senza tutela”, pubblicato l’8 giugno, ha ricevuto una risposta governativa due giorni dopo, con le autorità cambogiane che hanno difeso i risultati della campagna e sottolineato arresti, procedimenti giudiziari, deportazioni e azioni sulle licenze dei casinò.

Amnesty contesta i risultati della repressione

Nel luglio 2025, il Primo Ministro cambogiano Hun Manet ha emanato una direttiva in nove punti rivolta ad agenzie governative, forze dell’ordine, tribunali e alla Commissione per la Gestione del Gioco d’Azzardo Commerciale della Cambogia (CGMC), chiedendo un rafforzamento delle azioni contro le operazioni di truffa online.

Secondo Amnesty International, il governo ha successivamente dichiarato di aver chiuso oltre 250 centri di truffa, avviato procedimenti penali contro 1.089 sospetti e deportato 13.039 cittadini stranieri coinvolti in truffe online.

Tuttavia, l’ultimo rapporto di Amnesty sostiene che i risultati sul campo non confermerebbero pienamente tali affermazioni.

L’organizzazione ha dichiarato di aver identificato 86 complessi di truffa in tutta la Cambogia alla fine di aprile 2026, rispetto ai 53 siti individuati nel rapporto del giugno 2025. Di questi 86 complessi, Amnesty afferma di aver trovato prove di intervento statale solo in 24 località. Ha inoltre documentato rilasci di massa o fughe in altri sette complessi dove non sarebbe stata segnalata alcuna presenza della polizia.

Sulla base di tali riscontri, Amnesty ha concluso che oltre il 70% dei complessi identificati sembrerebbe essere stato escluso dalla repressione.

«Il governo cambogiano ha gestito con attenzione l’immagine pubblica della sua repressione contro le truffe, ma dietro ogni titolo su un’irruzione o un arresto ci sono sopravvissuti a schiavitù, torture e stupri lasciati con quasi nessun sostegno», ha dichiarato Montse Ferrer, Direttrice Co‑Regionale di Amnesty International.

Il rapporto copre il periodo da luglio 2025 ad aprile 2026 ed è basato su interviste a 73 sopravvissuti provenienti da 16 Paesi, tra cui Bangladesh, Brasile, Cina, Colombia, Ecuador, Eritrea, Etiopia, Ghana, Indonesia, Kenya, Liberia, Madagascar, Marocco, Niger, Uganda e Venezuela.

I sopravvissuti denunciano tratta e abusi

Le ricerche di Amnesty International sostengono che molte delle violazioni documentate nella precedente indagine siano proseguite anche durante il periodo della repressione.

L’organizzazione ha dichiarato che tutti i 73 sopravvissuti intervistati hanno descritto esperienze legate a tratta di esseri umani, lavoro forzato, privazione della libertà e altre forme di abuso. Amnesty ha inoltre documentato episodi di violenza sessuale, con sei donne che hanno denunciato stupri o altre forme di abuso sessuale all’interno dei complessi di truffa.

Il rapporto sostiene che le autorità cambogiane non siano riuscite a identificare o sostenere le vittime di tratta. Amnesty ha affermato che nessuno dei 73 sopravvissuti intervistati è stato ufficialmente riconosciuto come vittima di tratta di esseri umani, nonostante (secondo l’organizzazione) soddisfacesse la definizione giuridica riconosciuta a livello internazionale.

Secondo il rapporto, molte persone fuggite o rilasciate dai complessi si sono ritrovate a dormire per strada, a dipendere da organizzazioni non governative e residenti locali per ricevere aiuto, oppure a essere detenute in strutture per l’immigrazione.

Una sopravvissuta, identificata da Amnesty come Winta, ha raccontato di essere stata vittima di tratta dall’Africa orientale quando era adolescente e di essere stata spostata da un complesso all’altro durante la repressione per evitare l’intervento della polizia. Amnesty ha utilizzato il suo caso per illustrare quello che definisce un modello ricorrente: le vittime venivano trasferite altrove invece di essere soccorse durante le operazioni di contrasto.

Restano dubbi sulle operazioni di contrasto

Una delle critiche centrali del rapporto di Amnesty riguarda la trasparenza. L’organizzazione ha affermato di non essere stata in grado di verificare in modo indipendente molte delle dichiarazioni del governo, poiché le autorità non hanno reso pubblica una lista completa dei siti ispezionati, dei complessi chiusi o delle prove a sostegno dell’affermazione secondo cui oltre 250 centri di truffa sarebbero stati smantellati.

Amnesty ha inoltre sostenuto che alcuni interventi sembravano reattivi più che proattivi, avvenuti cioè dopo pressioni pubbliche, attenzione internazionale o episodi molto mediatizzati.

Il rapporto ha inoltre citato testimonianze di sopravvissuti secondo cui i responsabili di alcuni complessi sembravano ricevere avvisi preventivi sulle operazioni di polizia. In diversi casi, i sopravvissuti hanno affermato che i lavoratori venivano trasferiti in altre località prima delle irruzioni.

L’organizzazione ha dichiarato che le testimonianze dei sopravvissuti indicavano una possibile coordinazione o collusione tra i gestori dei complessi e le autorità locali, pur senza presentare prove di un coinvolgimento ufficiale più ampio.

Gli esperti mettono in dubbio l’impatto a lungo termine

Anche esperti indipendenti hanno sollevato dubbi sul fatto che le operazioni di contrasto abbiano realmente interrotto le reti criminali dietro i complessi di truffa. «Stiamo ancora interpretando molte delle loro repressioni come piuttosto scenografiche — performative, nel senso che potrebbero avvisare le figure chiave all’interno dei centri di truffa prima di un’irruzione, così da non colpire davvero gli attori principali», ha dichiarato Julia Dickson, ricercatrice associata presso il Programma su Intelligence, Sicurezza Nazionale e Tecnologia del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS).

Dickson ha affermato che le operazioni di truffa sembrano adattarsi alle misure di contrasto più che scomparire del tutto. «Abbiamo osservato molti spostamenti all’interno della Cambogia, forse un passaggio dai grandi complessi nelle zone di confine a strutture più piccole, più difficili da individuare nelle aree urbane, oppure semplicemente trasferimenti altrove.»

Stephanie Baroud, analista di intelligence criminale presso l’Unità per la Tratta di Esseri Umani e il Traffico di Migranti di Interpol a Lione, in Francia, ha rilevato segnali secondo cui i complessi di truffa si starebbero frammentando in operazioni più piccole, anche in aree residenziali.

«La repressione ha portato a una fine? Non sembra», ha dichiarato Baroud. «I centri di truffa sono ancora presenti. Stanno spuntando in altri luoghi.»

Baroud ha aggiunto che la chiusura di singoli complessi non implica necessariamente lo smantellamento delle reti criminali sottostanti. «Chiudere un centro di truffa non comporta automaticamente lo smantellamento dell’infrastruttura che lo sostiene», ha affermato. «Il rischio di essere nuovamente vittimizzati o trafficati rimane, soprattutto in un contesto di repressioni come questa.»

Le proprietà collegate ai casinò restano sotto osservazione

Il rapporto ha esaminato anche i legami tra i complessi di truffa e il settore del gioco in Cambogia. Amnesty International ha osservato che i complessi di truffa possono operare all’interno di siti più ampi che includono anche casinò, hotel e altre attività commerciali.

Secondo il rapporto, una precedente indagine di Amnesty aveva identificato 12 casinò collegati a complessi di truffa che avevano ricevuto l’approvazione statale nonostante la repressione in corso. L’ultimo rapporto ha individuato altri quattro casinò che avevano presentato progetti che mostravano la proprietà di edifici classificati da Amnesty come complessi di truffa.

L’organizzazione ha sostenuto che questi risultati sollevano interrogativi sulla supervisione normativa e sull’applicazione delle regole in alcune parti del settore del gioco durante la campagna anti‑truffa.

La Cambogia respinge le critiche

Due giorni dopo la pubblicazione del rapporto di Amnesty International, le autorità cambogiane hanno contestato le conclusioni, affermando che la valutazione ignorava i risultati della campagna nazionale contro le truffe online.

Chhay Sinarith, Ministro incaricato presso l’Ufficio del Primo Ministro e Segretario Generale del Comitato Nazionale per il Contrasto alla Tratta di Esseri Umani e alle Truffe Informatiche, ha dichiarato che la campagna aveva prodotto risultati significativi ed era tuttora in corso.

Secondo i dati governativi, le autorità cambogiane hanno affermato che, da luglio 2025 al 20 maggio 2026, sono stati gestiti oltre 400 casi di truffe online, con 143 casi che hanno portato al deferimento in tribunale di 1.458 sospetti. Tra questi figuravano 201 donne provenienti da 19 Paesi e regioni.

Il governo ha inoltre dichiarato di aver revocato o sospeso 25 licenze di casinò nell’ambito della campagna di contrasto. Chhay Sinarith ha sostenuto che definire la repressione superficiale ignorava gli sforzi significativi compiuti dalle forze dell’ordine e non rifletteva la complessità del contrasto a organizzazioni criminali sofisticate.

I funzionari hanno affermato che le reti di truffe online sono operazioni altamente adattive e transnazionali, che evolvono costantemente per eludere individuazione e repressione.

In una dichiarazione separata, un alto funzionario governativo ha affermato che la Cambogia respinge qualsiasi suggerimento secondo cui non stia agendo contro i gruppi criminali responsabili delle truffe online, citando operazioni di polizia in corso, arresti, sequestri di beni e lo smantellamento di complessi criminali in diverse province.

Il funzionario ha inoltre sottolineato l’impegno continuo della Cambogia nel contrastare la criminalità informatica e la tratta di esseri umani attraverso riforme legislative, meccanismi di applicazione più solidi e cooperazione internazionale.

Valutazioni contrastanti sulla repressione

Il disaccordo riflette, in ultima analisi, due valutazioni opposte della stessa campagna. Amnesty sostiene che, sebbene la repressione possa aver portato al rilascio di migliaia di persone e prodotto alcuni risultati concreti, non sia riuscita a smantellare molti dei complessi noti, non abbia protetto adeguatamente le vittime di tratta e sia stata caratterizzata da una trasparenza insufficiente.

I funzionari cambogiani hanno invece evidenziato arresti, procedimenti giudiziari, deportazioni e misure che hanno interessato le licenze dei casinò come prova dei progressi compiuti, sottolineando che le operazioni di truffa online sono spesso gestite da gruppi criminali transfrontalieri.

Il rapporto di Amnesty International e la risposta del governo presentano quindi valutazioni divergenti sull’impatto della campagna anti‑truffa della Cambogia e sui progressi ottenuti contro le operazioni di truffa online.

L’iGaming asiatico fa ritorno nella City of Dreams. Dal 30 novembre al 2 dicembre 2026, SiGMA South Asia porterà a Colombo più di 3.500 leader, innovatori e figure chiave del settore per contribuire a plasmare il futuro del gaming.

This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.