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Google e AGCOM, il caso YouTube torna al Consiglio di Stato italiano

Manfredi Bertelli
Scritto da Manfredi Bertelli

Il contenzioso tra Google Ireland e l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) sulla pubblicità del gioco d’azzardo diffusa su YouTube entra ora in una nuova fase. Dopo la sentenza del 16 luglio 2026 della Corte di giustizia dell’Unione europea, spetterà al Consiglio di Stato concludere il giudizio sulla legittimità della sanzione inflitta dall’AGCOM.

Lo scorso 10 settembre, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha esaminato il contenzioso tra Google e l’AGCOM. La controversia riguarda la sanzione di 2,2 milioni di euro irrogata a Google Ireland Limited per la presunta violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo online previsto dall’articolo 9 del Decreto Dignità (D.L. 87/2018).

Cosa ha stabilito la Corte UE

La Corte UE, intervenuta nella causa C-421/24, non ha stabilito direttamente se Google sia responsabile dei contenuti contestati e non ha confermato in via definitiva la multa da 750.000 euro. I giudici europei hanno invece chiarito quali criteri dovrà utilizzare il giudice italiano per valutare il ruolo svolto dalla piattaforma nella diffusione e nella monetizzazione dei video.

Il caso è iniziato con la delibera AGCOM 275/22/CONS del 19 luglio 2022. L’Autorità riteneva che Google Ireland avesse violato l’articolo 9, comma 1, del Decreto Dignità, che in Italia vieta la pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro.

Al centro del caso vi erano numerosi video pubblicati su diversi canali YouTube riconducibili al medesimo content creator. Secondo l’AGCOM, i filmati promuovevano siti di gioco online attraverso sessioni di gioco, riferimenti a bonus e collegamenti alle piattaforme accessibili agli utenti.

Google aveva impugnato il provvedimento sostenendo di aver svolto una mera attività di hosting e di non poter essere considerata responsabile dei contenuti caricati autonomamente dagli utenti. Google aveva inizialmente impugnato il provvedimento dinanzi al TAR del Lazio. La controversia era poi giunta in appello al Consiglio di Stato italiano, che l’11 giugno 2024 aveva deciso di sottoporre alla Corte di giustizia dell’UE alcune questioni relative all’interpretazione della direttiva europea sul commercio elettronico.

Il confronto era quindi entrato nella sua fase europea con l’esame del caso tra Google e AGCOM dinanzi alla Corte di giustizia dell’UE. Il punto principale era capire se YouTube potesse evitare di essere ritenuta responsabile dei contenuti pubblicati dagli utenti, anche quando questi violavano le regole italiane sulla pubblicità del gioco d’azzardo.

Il ruolo della piattaforma

La Corte dell’UE ha chiarito che l’esclusione delle attività di gioco d’azzardo dall’ambito della direttiva sul commercio elettronico non si estende automaticamente al servizio di hosting che memorizza contenuti pubblicitari forniti dagli utenti.

L’eventuale esenzione dalla responsabilità dipende dal ruolo concretamente svolto dalla piattaforma e dal carattere tecnico, automatico e passivo della sua attività. Il fatto che abbia un accordo commerciale con un creator o che condivida con lui i guadagni pubblicitari non significa, da solo, che sia responsabile di tutti i video pubblicati.

La situazione può cambiare se la piattaforma non svolge soltanto un ruolo tecnico e passivo. In questo caso, è importante capire quali controlli abbia effettuato sul canale, sui video e sulle informazioni collegate, soprattutto per decidere se ammettere o mantenere il creator nel programma di partnership.

La questione era già stata affrontata dall’Avvocato Generale dell’UE, Maciej Szpunar. L’Avvocato Generale aveva evidenziato la necessità di distinguere tra la semplice monetizzazione dei contenuti e un’attività che consenta alla piattaforma di conoscerli o di controllarli concretamente.

La decisione torna in Italia

La sentenza della Corte UE sulla pubblicità del gioco pubblicata su YouTube non chiude quindi il procedimento. Spetterà al Consiglio di Stato italiano esaminare nel dettaglio il funzionamento del programma di partnership, le verifiche effettuate sul canale e il livello di conoscenza acquisito da Google in merito ai contenuti contestati.

Solo dopo tale accertamento il giudice italiano potrà stabilire se l’attività di YouTube sia rimasta tecnica, automatica e passiva e se la piattaforma possa beneficiare dell’esenzione prevista per i servizi di hosting. Oppure, se il coinvolgimento nella gestione commerciale dei contenuti sia stato tale da giustificare la responsabilità contestata dall’AGCOM.

La causa resta dunque aperta. Il procedimento riprenderà davanti al Consiglio di Stato italiano, chiamato ad applicare al caso concreto l’interpretazione del diritto europeo fornita dalla Corte di giustizia.

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