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IA, la narrazione non basta più: gli investitori incalzano

Prabhat Gupta
Scritto da Prabhat Gupta
Tradotto da Mara Armenante

Il mercato del venture capital non ha mai destinato così tanti fondi all’intelligenza artificiale. I dati di PitchBook mostrano che le startup di IA hanno raccolto 270 miliardi di dollari nel 2025, il primo anno in cui il settore ha assorbito più della metà di tutto il venture capital distribuito a livello globale. Eppure, per i founder che puntano sul fatto che un’etichetta “AI” possa aprire automaticamente delle porte, la sala delle presentazioni sta diventando un luogo sempre più difficile.

Parlando in esclusiva con SiGMA News, Andrei Alexandrov, Responsabile del Portafoglio di Investimenti presso RedCore, ha evidenziato un crescente divario tra il volume di proposte “AI-branded” che arrivano sul mercato e ciò che gli investitori cercano realmente quando le valutano.

«L’IA non è una panacea per tutto», ha detto Alexandrov. «È uno strumento completo, ma niente di più. Puoi usare uno strumento sofisticato per un compito banale, ma è ovvio che è molto più intelligente usarlo in un altro modo.»

Il prodotto deve reggersi da solo

Per Alexandrov, la prima domanda che pone a qualsiasi prodotto basato sull’IA è se riesce a funzionare anche senza la tecnologia. Un prodotto che non può rispondere a questa domanda, ha detto, ha un problema fondamentale che nessuna funzione di IA può risolvere.

«Il tuo prodotto deve essere completo anche senza l’IA, e l’IA può renderlo migliore, o più veloce, o ridurre i costi», ha spiegato. «Ma non deve essere l’idea centrale del tuo prodotto.»

Ha indicato un’unica eccezione: le aziende il cui core business è l’IA stessa. Per tutti gli altri, la tecnologia deve servire il prodotto, non definirlo.

Cosa valutano gli investitori

Oltre alla questione IA, Alexandrov ha descritto i criteri che determinano se una startup supera la sua valutazione iniziale. La qualità del team rimane un requisito di base. Ma attribuisce lo stesso peso alla capacità del founder di comprendere a fondo il funzionamento di ciò che ha costruito.

«Il team è la pietra angolare di ogni progetto», ha detto. «Il tuo progetto semplicemente non può evolversi senza un buon team.» Sul lato prodotto, il suo standard è altrettanto chiaro: «Tutti i suoi componenti devono essere interconnessi. Devono essere chiari, comprensibili e necessari per il mercato.»

Quel livello di preparazione, ha sostenuto, è ciò che distingue un founder finanziabile da uno che non è ancora pronto per la conversazione. «Devi capire cos’è il tuo progetto, da cosa è composto, come girano gli ingranaggi del tuo prodotto, perché un investitore non investirà se non ne fai una vera e propria difesa. Devi essere tu l’esperto, più dell’investitore, del tuo stesso prodotto.»

La sua sintesi di ciò che cerca, in definitiva, è stata diretta: «Cerchiamo professionisti. Non cerchiamo persone che vogliono solo soldi.»

Sulla reazione degli investitori

Per i founder che affrontano un rifiuto, Alexandrov ha offerto una distinzione spesso trascurata. Un “no” da parte di un investitore non è necessariamente un giudizio sul prodotto.

«Se ricevi un no, soprattutto la prima volta, non riguarda necessariamente il tuo prodotto», ha detto. «Potresti semplicemente non rientrare nel focus dell’investitore a cui ti sei rivolto. Magari cerca semplicemente un altro investitore.»

Fondi diversi operano con tesi diverse e preferenze di stadio differenti, e secondo Alexandrov un disallineamento su uno qualsiasi di questi punti può produrre un rifiuto che non ha nulla a che fare con la qualità del business.

Allo stesso tempo, Alexandrov è stato schietto sui casi in cui il rifiuto riflette invece una lacuna da parte del founder. I founder che non sanno parlare fluentemente del proprio prodotto, ha detto, non sono pronti per una conversazione di finanziamento, indipendentemente dall’idea alla base.

«Quando il prodotto che hai creato diventa una norma, non rappresenta un ostacolo. Rappresenta un’opportunità per creare nuove idee in questo mercato.»

— Andrei Alexandrov, Responsabile del Portafoglio di Investimenti presso RedCore

I settori che attirano attenzione

Guardando avanti, Alexandrov ha individuato la tecnologia regolamentare come l’area che si aspetta attirerà investimenti costanti nei prossimi due o tre anni. Il mercato della RegTech valeva 24,34 miliardi di dollari nel 2025 ed è previsto raggiungere 112,1 miliardi entro il 2033, crescendo del 21,1 percento annuo, secondo Grand View Research.

«La RegTech è in crescita e sta diventando una necessità a causa dei mercati emergenti e dei cambiamenti», ha detto. «Penso che nei prossimi due, tre anni la RegTech sarà sicuramente in ascesa.»

Accanto alla RegTech, ha indicato l’infrastruttura di IA come la seconda area che sta attirando capitali significativi, in particolare i sistemi costruiti per offrire accuratezza misurabile e previsioni affidabili. «C’è una corsa tra i progetti di IA per metriche chiare e previsioni chiare», ha detto Alexandrov. «Quando il mercato emerge così rapidamente, ha sicuramente bisogno di attenzione.» Per i founder che operano in mercati saturi, ha offerto un’ultima considerazione. La saturazione, a suo avviso, non è un motivo per fare un passo indietro, ma un segnale per pensare in modo diverso.

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