Un’interrogazione parlamentare è stata presentata alla Commissione europea riporta al centro del dibattito il rapporto tra i videogiochi per dispositivi mobili, la tutela dei minori e i modelli di monetizzazione digitale. I deputati europei Nicolás González Casares e Laura Ballarín Cereza, entrambi del gruppo S&D, hanno chiesto alla Commissione europea di chiarire quali responsabilità ricadano sulle grandi piattaforme online e sugli operatori che distribuiscono le app attraverso i principali marketplace digitali che utilizzerebbero sistemi potenzialmente manipolativi.
Come riportato nell’interrogazione parlamentare, il gioco mobile Age of Origins avrebbe fatto ricorso a meccanismi di monetizzazione aggressivi, pubblicità ingannevole, dark pattern e dinamiche assimilabili al gioco d’azzardo simulato. Al centro della questione vi sono soprattutto i rischi per i minori e per i consumatori più vulnerabili.
Interrogazione europea
L’interrogazione pone alla Commissione europea tre questioni principali. La prima riguarda il livello di responsabilità delle principali piattaforme online ai sensi del Digital Services Act (DSA) e degli app store designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). I deputati chiedono se tali soggetti debbano essere considerati responsabili quando traggono profitto da sistemi di monetizzazione o da cripto-attività, che possono risultare dannosi o illeciti e che potrebbero colpire anche i minori. Il DSA impone, infatti, specifici obblighi a tali piattaforme. Il DMA, invece, introduce regole per i cosiddetti gatekeeper, cioè operatori che controllano l’accesso a mercati digitali strategici. In questo contesto, gli eurodeputati chiedono se gli app store debbano assumere un ruolo più attivo nel prevenire modelli di business dannosi, in particolare quando coinvolgono i minori.
Il secondo tema analizzato riguarda la possibilità di avviare un’indagine o un’azione coordinata di enforcement sui rischi sistemici generati dagli ecosistemi del gaming mobile. Tra i rischi citati figurano la salute mentale dei consumatori, la sicurezza finanziaria e i diritti fondamentali.
Nel terzo quesito, Nicolás González Casares e Laura Ballarín Cereza chiedono alla Commissione in che modo intenda rafforzare, a livello europeo, la protezione dei minori contro le loot box, gli acquisti casuali in-game, il gioco d’azzardo simulato e i meccanismi di monetizzazione manipolativi. Gli eurodeputati collegano la richiesta al futuro Digital Fairness Act (DFA), che non è ancora entrato in vigore, e alla revisione del regolamento sulla cooperazione tra le autorità nazionali dei singoli Stati per la tutela dei consumatori.
Il nodo delle loot box e delle ricompense casuali
Le loot box sono scatole premio virtuali presenti all’interno di un videogioco. L’utente paga, usando soldi veri o virtuali, per aprire una scatola, senza però sapere cosa ci sia al suo interno. Può trovare un’arma, un personaggio o dei bonus. Proprio questo elemento di casualità, le loot box, sono al centro delle preoccupazioni dei regolatori e delle associazioni dei consumatori.
Nel caso dei minori, il problema non riguarda soltanto la spesa economica. Le autorità europee osservano, infatti, con crescente attenzione anche il possibile legame tra ricompense casuali, pressione psicologica, design manipolativo e la normalizzazione di comportamenti simili al gioco d’azzardo.
Il tema è entrato anche nel dibattito politico italiano. Il deputato del Partito Democratico Stefano Vaccari, infatti, intervenendo sulla proposta di legge per la tutela dei minori nell’accesso alle piattaforme digitali e ai social network, ha richiamato i rischi legati alle loot box, alle ricompense casuali, alla pressione temporale e alle forme di monetizzazione predatoria. Secondo Vaccari, quando questi meccanismi vengono rivolti ai minori, non sono semplici elementi tecnici del gioco, bensì leve psicologiche che richiedono regole più severe per le piattaforme e i servizi digitali.
Tutela dei consumatori nel gaming online
Con la risoluzione Protezione dei consumatori nei videogiochi online: un approccio del mercato unico europeo (Consumer protection in online video games: a European single market approach), approvata il 18 gennaio 2023, il Parlamento europeo aveva già voluto concentrarsi sulla protezione dei consumatori, chiedendo un approccio comunitario in merito. Il testo indicava la necessità di una maggiore trasparenza sui contenuti, sugli acquisti in-game e sui sistemi di classificazione per età, con particolare attenzione ai minori. Per il Parlamento europeo, quindi, il problema non è semplicemente che un videogioco venda contenuti aggiuntivi, ma se il modo in cui li vende consenta al consumatore e, soprattutto al minore, di capire cosa sta comprando, quanto sta spendendo e quali pressioni commerciali sta subendo.
App store, piattaforme e responsabilità
Un elemento centrale dell’interrogazione riguarda il ruolo di Apple e Alphabet, le società che controllano rispettivamente l’App Store e Google Play. La domanda politica non riguarda soltanto il comportamento del singolo sviluppatore, ma anche la responsabilità degli intermediari digitali che distribuiscono, promuovono e monetizzano applicazioni e videogiochi.
Già nell’ottobre del 2025, la Commissione europea aveva contattato compagnie come Snapchat, YouTube, Apple App Store e Google Play per richiedere chiarimenti sulle misure adottate da tali piattaforme a tutela dei minori.
Agli sviluppatori di Snapchat erano stati richiesti chiarimenti su quali strumenti di controllo la società utilizzasse per impedire l’accesso ai minori di 13 anni, come previsto dai termini e dalle condizioni del social media. Anche alla piattaforma di video sharing YouTube era stato richiesto di fornire maggiori dettagli sul suo sistema di raccomandazione, a seguito di segnalazioni relative alla diffusione di contenuti dannosi ai minori. Per quanto riguarda Apple App Store e Google Play, la Commissione europea aveva chiesto informazioni su come gestiscano il rischio che gli utenti, compresi i minori, scarichino applicazioni illegali o comunque dannose, incluse le app di gioco d’azzardo.
Che cosa può succedere ora?
La Commissione europea dovrà rispondere all’interrogazione scritta. La risposta potrà chiarire se l’esecutivo UE ritenga necessario intervenire sul caso specifico o, più in generale, sugli ecosistemi del gaming mobile.
Non è ancora detto che l’interrogazione porti automaticamente a un’indagine formale. Tuttavia, il documento contribuisce ad aumentare la pressione politica sulle piattaforme, sugli app store e sugli sviluppatori di videogiochi. Ma anche trovare un equilibrio normativo europeo diventa sempre più urgente.
Per Bruxelles, la sfida sarà stabilire se le regole attuali siano sufficienti o se siano necessari nuovi strumenti normativi o regolamentari. Ma forse il nemico delle istituzioni potrebbe essere il tempo. La vera sfida sarà avere, in tempi rapidi, nuove regole per un settore che, invece, per sua natura, evolve di giorno in giorno.
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